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Festival di Sanremo, i giurati e la sala stampa escono allo scoperto e si giustificano spiegando: “Perché abbiamo votato Mahmood”.

Mahmood
(Daniele Venturelli/Getty Images)

In queste ore, continua ad alimentarsi il dibattito sulla vittoria di Mahmood al Festival di Sanremo: in tanti hanno lamentato come, grazie alla giuria d’onore e alla sala stampa, il verdetto del televoto sia stato ribaltato. Anche il ministro dell’Interno, Matteo Salvini, è intervenuto sulla vittoria del cantante italo-egiziano. Lo stesso vicepremier ha poi spiegato di aver avuto una telefonata cordiale col giovane artista.

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Giurati e giornalisti: perché hanno votato compatti Mahmood

Ora giurati e giornalisti hanno deciso di rompere gli indugi e di spiegare le ragioni del loro voto, che è stato oggetto di contestazioni. Mauro Pagani, presidente della giuria del festival, a Circo Massimo, su Radio Capital, ha definito il brano di Mahmood “la canzone più moderna, meglio realizzata e più interessante del Festival. In giuria non abbiamo avuto dubbi”. Quindi la critica a Ultimo: “Se va bene quando si vince, va bene anche quando si perde. Lui è giovane, e nella vita bisogna anche imparare a perdere. Altrimenti non si concorre, si fanno altre cose, ed è una scelta rispettabile”.

Camila Raznovich, contattata dall’Adnkronos si è detta “abbastanza sorpresa e dispiaciuta dalle polemiche sul nostro voto”, ha respinto le accuse e ha motivato la sua scelta: “Io sono stata chiamata da Baglioni e dalla Rai e ho votato secondo coscienza, scegliendo il brano di Mahmood perché mi sembrava più bello, più ascoltabile in radio e più fresco”. Anche lei d’accordo con Mauro Pagani: “Non si possono contestare le regole del gioco dopo avere giocato; quello che insegno alle mie bambine è che se si partecipa a una gara, bisogna anche accettare la possibilità di non arrivare primi”. Ricorda infine Antonella Nesi, giornalista di spettacolo dell’Adnkronos  e storica inviata al Festival di Sanremo: “Se volessi solo provocare, come in molti stanno facendo con me in queste ore, potrei dire che ho votato Mahmood in appoggio esterno alle politiche governative sui migranti, perché il brano più duro del festival su un immigrato l’ha scritto proprio Mahmood”. Quindi spiega che il suo favorito non era il vincitore e conclude: “La graduatoria uscita dall’unione del voto di tutte le giurie coinvolte ha decretato che i finalisti, ovvero i tre artisti più votati, erano Mahmood, Ultimo e Il Volo. A quel punto si è azzerato il voto precedente e si è votato per il vincitore e io ho votato il brano che tra i tre finalisti mi piaceva di più”.