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la madre non crede all'ipotesi suicidioGiulia muore a 19 anni dopo essere precipitata da un ponte, tutto lascia supporre che si sia trattato di un suicidio, ma la madre della ragazza è sicura che non sia così e chiede di indagare.

Quella di Giulia Di Sabatino, ragazza di 19 anni morta nel 2015 dopo essere precipitata da un ponte, è una tragedia avvolta da un alone di mistero. La ragazza non aveva dato segnali di depressione e ben 3 ragazzi avevano interagito con lei nelle 24 ore precedenti alla tragica dipartita. Per la seconda volta in 4 anni, la Procura di Teramo ha fatto richiesta di archiviazione poiché ritiene che la ragazza abbia deciso di togliersi la vita gettandosi dal viadotto della A14. Una conclusione a cui i genitori della 19enne non credono, tanto da aver lottato con tutte le loro forze affinché le indagini proseguissero, anche dopo la prima richiesta di archiviazione.

Proprio mentre veniva esposta la seconda richiesta di archiviazione, la madre di Giulia, Meri Koci, è uscita dall’Aula del tribunale e si è lasciata andare ad un pianto di sconforto. La donna non riesce a credere che la figlia si sia uccisa e crede che uno dei tre indagati o più di uno l’abbiano uccisa prima e poi l’abbiano gettata dal ponte per simulare il suicidio. A supporto di questa tesi, però, non sono state trovate prove, motivo per cui la donna chiede ancora una volta di riesaminare il caso.

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Giulia muore a 19 anni cadendo da un cavalcavia: le indagini

La morte di Giulia risale al primo settembre del 2015. Dopo il ritrovamento del cadavere gli inquirenti hanno indagato su tre persone: il 25enne che era stato con lei la sera prima e con cui aveva un rapporto sessuale, un ragazzo che le diede un passaggio in scooter per un tratto di strada quella sera e un 30enne che massaggiava con lei e che è stato trovato in possesso di immagini osé della diciannovenne e di altre ragazze (successivamente indagato per pedopornografia). Su nessuno di loro sono stati trovati indizi che potessero indurre a pensare che fossero coinvolti nella morte di Giulia. Per il processo di appello è stato chiesto di approfondire le indagini sul brecciolino trovato nella suola delle scarpe di Giulia e sulle riprese delle telecamere che danno sul cavalcavia della A14, ma anche da queste analisi non è stato trovato uno sbocco significativo per le indagini.