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Le case dell’orrore: chi abita oggi i luoghi che hanno visto la morte

ULTIMO AGGIORNAMENTO 11:07
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Dalla villa del Circeo all’appartamento dove risiedeva Meredith Kercher: oggi alcuni dei luoghi che sono stati in passato scenari di crimini atroci hanno nuovi inquilini. Ville, appartamenti, e cantine hanno conosciuto la morte, e il ricordo di quanto accaduto lì dentro ha impresso un segno indissolubile nella memoria di quei luoghi. 

Le chiamano “case dell’orrore“. Sono quelle in cui sono stati consumati alcuni dei crimini più efferati della storia. Quelle in cui si cerca di cancellare il passato, talvolta invano, per dar loro una nuova vita. La casa dove vivevano Meredith Kercher e Amanda Knox e dove si è consumato il delitto della studentessa britannica nel novembre del 2007, dopo essere stata sotto sequestro è stata data in affitto e nel 2015 venduta. Il villino, ancora oggi, continua ad essere meta di pellegrinaggio macabro, dove turisti da ogni parte del mondo vengono a scattarsi una foto.

Stesso destino sembra appartenere alla villetta isolata del Circeo, di proprietà della famiglia Ghira. Dopo il dissequestro, rimase sfitta per anni fino a quando nel 2004 venne venduta. Ad oggi, nessuno conosce l’identità dei nuovi proprietari. Tra quelle mura, il 29 settembre 1975, Rosaria Lopez e Donatella Colasanti furono stuprate, seviziate e picchiate da tre giovani dell’alta borghesia romana. Angelo Izzo, Andrea Ghira e Gianni Guido le stuprarono a turno, le picchiarono e seviziarono. Rosaria Lopez morì affogata dopo che le avevano tuffato più volte la testa nell’acqua nella vasca da bagno. Donatella, invece, riuscì a salvarsi fingendosi morta.

Nella villetta di Novi Ligure – dove nel febbraio 2001 Susy Cassino e suo figlio undicenne Gianluca De Nardo vennero uccisi da Erika e l’allora fidanzato Omar Favaro – abita invece il padre di lei. L’uomo l’ha perdonata e dopo il dissequestro è tornato a vivere nella villetta di Novi Ligure, dove persero la vita sua moglie e suo figlio.

Infine, la casa delle “Cento stanze” – l’ enorme costruzione in mattoni nel centro storico di Gravina di Puglia – è da anni abbandonata ed è diventata rifugio di barboni e tossicodipendenti. In quella cascina, si trovarono i fratellini Francesco e Salvatore Pappalardo, scomparsi dalla sera del 5 giugno 2006. I piccoli, di 13 ed 11 anni, vennero trovati morti per caso il 26 febbraio di due anni dopo. Dopo anni di indagini, le autorità conclusero che si era trattato di un incidente. L’immobile, nonostante sia precipitato un altro bambino nella cisterna, ritrovando i cadaveri, è stato riqualificato ma si conserva ancora intatto.

Chiara Feleppa