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Facebook, nuovo scandalo: “20 dollari al mese per essere spiati”

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Facebook, nuovo scandalo: "20 dollari al mese per essere spiati"
(Websource / archivio)

Secondo quanto rivelato da TechCrunch, Facebook offre una modesta somma di denaro – circa 20 dollari al mese – agli utenti che accettano di essere “spiati” dal colosso dei social network.

Certe cose non hanno prezzo, recita un vecchio adagio, ma i dati sugli smartphone non sono una di queste. Almeno così la pensano i vertici di Facebook. Da oltre due anni, infatti, i gigante del social network offrirebbe denaro ai suoi iscritti (di età compresa tra i 13 e i 35 anni, dunque anche minorenni) che installano sul proprio smartphone un software “spia” tutte le loro attività online. A rivelarlo è stata una lunga inchiesta del sito di tecnologia TechCrunch destinata senz’altro a fare parecchio rumore, dopo le “tegole” cadute sulla testa di Mark Zuckerberg nei mesi scorsi.

Come funziona? Il sistema si basa semplicemente sull’installazione volontaria di una VPN (Virtual Private Network) che analizza tutti i dati scambiati online via smartphone. Il software si chiama “Facebook Research” e secondo TechCrunch violava una serie di norme commerciali, Non a caso Facebook l’ha ritirato da Ios in seguito alla pubblicazione dello scoop (ma è ancora disponibile su Android). Non è dato sapere quante persone abbiano installato il “programma di sorveglianza” di Facebook sul propri smartphone, ma la sua versione attuale è in circolazione da almeno due anni (e già nel 2014 ce n’era un’altra abbastanza simile). 

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Tra libertà di scelta e rischi per la privacy

Come molti di noi ricorderanno, a marzo del 2018 si scoprì che l’app di Onavo comunicava a Facebook quando lo schermo dello smartphone era attivo e quanti dati scambiava tramite WiFi e rete cellulare. Quando Apple se ne accorse, chiese a Facebook di rimuovere immediatamente l’applicazione dal suo App Store, e il social network obbedì. Ma non per questo, come si vede, ha rinunciato alle attività di sorveglianza a pagamento: proprio da quest’esigenza era nato il sistema “Facebook Research”. E altre iniziative hanno sollevato perplessità analoghe.  

Quanto all’ultima rivelazione di TechCrunch, Facebook non smentisce, bensì conferma attraverso un suo portavoce  l’esistenza del programma a pagamento, sottolineando che l’iniziativa è totalmente volontaria, che i dati non vengono in alcun modo divulgati, e che ogni partecipante è libero di tirarsi indietro qualcosa cambi idea. Il punto, tuttavia, è che nessuno spiega chiaramente quali dati vengono scambiati tra lo smartphone e Facebook, e fino a che punto la privacy dell’utente sia tutelata. Insomma, il caso ha tutta l’aria di un nuovo scandalo. E le anime della società civile più sensibili su questi temi sono già sul piede di guerra. 

EDS