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Julen, il bambino morto nel pozzo in Spagna: la testimonianza scioccante di uno dei soccorritori che non riesce a dimenticare quei momenti.

Julen
Julen morto nel pozzo

Continua a far discutere la tragica morte del piccolo Julen, il bimbo recuperato senza vita da un pozzo, dopo 13 lunghi giorni di soccorsi. La notizia ha sconvolto l’opinione pubblica e la diretta del disperato tentativo di salvataggio ha avuto una vasta risonanza mediatica. In molti, in Italia, hanno seguito la vicenda che ha riportato alla memoria la tragedia di Vermicino. Il piccolo, stando a quanto si è appreso, è morto per un grave trauma cranico.

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Il drammatico racconto di chi ha soccorso Julen: “Conseguenze gravi”

Ma in queste ore, in un’intervista a un sito spagnolo, ha parlato Antonio Avila Martin, membro del corpo dei vigili del fuoco di Malaga. Ha spiegato in un’intervista per laSexta che quanto accaduto avrà gravi conseguenze psicologiche sui soccorritori: “Il salvataggio per noi non è mentalmente ancora finito, fisicamente sì”. Ma non è solo questo: “Stiamo raccogliendo tutti i dati e cercando di dire cosa avrebbe potuto essere migliorato, cosa potremmo fare per la prossima volta”.

“Abbiamo incontrato tutti coloro che hanno partecipato per discutere del problema e, come dicono gli psicologi, è necessario parlare alle persone di settore in modo che ci capiamo, non sarà la stessa cosa per i familiari”, ha proseguito il soccorritore, facendo capire che anche per i genitori del piccolo il trauma sarà impossibile da rimuovere. Il pompiere evidenzia ancora: “Quanto stai soccorrendo qualcuno, ti concentri sulla ricerca o il salvataggio e fai del tuo meglio per recuperare le vittime, ma poi la crisi arriva quando vai a casa e ci pensi sopra”. Ricorda che durante le lunghe giornate trascorse a Cerro de la Corona alla ricerca di Julen, i volti delle squadre erano di grande stanchezza ma perseveranza, “volti di veri zombi”, ma che non hanno voluto muoversi da lì perché in quel momento c’era una sola cosa importante da fare.