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L'Anpi su Facebook: "Le foibe? Un'invenzione storica"
(Websource / archivio)

Secondo l’Anpi Rovigo le foibe in Polesine non sono mai esistite. E in Veneto esplode la polemica sull’ennesima negazione dell’eccidio degli italiani e della Dalmazia durante e alla fine della Seconda Guerra Mondiale.

A dar fuoco alle polveri è stato un post pubblicato sui social network poco prima del Giorno della Memoria, celebrata ieri, 27 gennaio (il 10 febbraio è invece la data nazionale del Giorno del ricordo per le vittime delle foibe). “Sarebbe bello spiegare ai ragazzi delle medie che le foibe le hanno inventate i fascisti, sia come sistema per far sparirei partigiani jugoslavi, che come invenzione storica. Tipo la vergognosa fandonia della foiba di Bassovizza” ha scritto l’Anpi di Rovigo su Facebook. Tanto è bastato a sollevare l’indignazione nel mondo della politica e non solo, con un profluvio di reazioni e prese di posizione.

A partire da quella di Luca De Carlo, deputato bellunese di Fratelli d’Italia, che ha annunciato un’interrogazione parlamentare al presidente del Consiglio Giuseppe Conte e per conoscenza ai ministri dell’Interno, della Difesa e dei Beni culturali. “Trovo vergognoso e inaccettabile il post Facebook dal sapore negazionista pubblicato alla vigilia del Giorno del Ricordo dall’Anpi di Rovigo secondo il quale le foibe sono una invenzione dei fascisti – dichiara – . Vogliamo sapere come possa una sezione di un’associazione che riceve centinaia di migliaia di euro di finanziamenti statali e locali permettersi di insultare le tante vittime del regime di Tito e i loro parenti”. “Il Presidente Conte – aggiunge – spieghi come vengono spesi i finanziamenti accordati all’Anpi e soprattutto se non sia il caso di rivederli in virtù di queste e altre dichiarazioni di pessimo gusto rilasciate”. Secondo De Calo “si deve appurare se questo post non sia in contrasto con la legge sul negazionismo – con tutto ciò che ne consegue – e se il presidente del Consiglio non ritiene, per impedire che casi del genere non si ripetano, di organizzare insieme alle associazioni degli esuli, iniziative straordinarie per diffondere la verità storica, in particolare tra le giovani generazioni”.

La parola a Salvini e ai leghisti

La notizia è stata poi rilanciata, sempre su Facebook, anche dal vicepremier Matteo Salvini: “Fate schifo”, scrive il ministro dell’Interno indirizzato all’Anpi. E il mondo leghista veneto gli fa eco. “È sconcertante e allarmante vedere come un’associazione che si vanta di tramandare la storia e la memoria neghi pubblicamente, attraverso i social, una tragedia immane come quella delle foibe in nome di un’ideologia seguita ormai da pochi nostalgici bolscevichi” tuona Luciano Sandonà, consigliere regionale del gruppo Zaia Presidente, con una nota ufficiale. “L’Anpi di Rovigo ha citato la foiba di Basovizza, parlandone come di una ‘vergognosa fandoni’ – continua Sandonà – non solo quindi ha negato una tragedia ancora oggi troppo poco conosciuta e condannata, ma ha calpestato in modo vergognoso la memoria delle vittime innocenti barbaramente trucidate negli inghiottitoi carsici e di tutti quei cittadini di origine italiana del Venezia Giulia, Istria e Dalmazia costretti a lasciare le loro case per evitare l’atroce persecuzione delle truppe del maresciallo Josip Broz Tito”.

La replica dell’Anpi

“L’Anpi non ha mai negato l’esistenza delle foibe, né ha neanche di sfuggita accennato alla vicenda dei profughi istriani –
afferma in una nota il comitato provinciale dell’Anpi di Rovigo – . Il nostro riferimento era all’esistenza delle foibe come descritte dalla vulgata di destra”. L’Associazione aggiunge che in un post successivo era stato pubblicato un link al sito dell’Associazione “La Nuova Alabarda” dove, sulla base di documenti, “se ci si prende la briga di leggerli, si potrà scoprire che il numero degli infoibati a Basovizza è infinitamente inferiore a quelli propagandati; tanto che abbiamo invitato a leggere il dossier prima di commentare, ma è evidente ciò non è avvenuto”. Rimandando alla posizione ufficiale sulle foibe dall’associazione nazionale nel congresso nel 2016, l’Anpi ribadisce di “non volersi prestare a polemiche o strumentalizzazioni sulle Foibe, ritenendo che i documenti degli storici abbiano chiarito ruoli e responsabilità”. Ma è evidente che quella terribile pagina di storia ha diviso e divide ancora.

EDS