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Affittare uno spazio per metterci qualsiasi cosa (a parte se stessi): è da questa esigenza che ha preso vita il self storage, un settore in forte crescita anche in Italia.

(Websource / archivio)

Ai più il nome suona insolito e incomprensibile, ma la realtà è presente da circa un ventennio anche nel nostro Paese. Stiamo parlando dei magazzini per il cosiddetto self storage: strutture in cui si può affittare, anche per un brevissimo periodo di tempo, uno spazio da usare in alternativa alla classica cantina o soffitta, per le esigenze più disparate: tenere al sicuro i mobili di una casa in corso di ristrutturazione, le gomme da neve e l’attrezzatura per sciare nei mesi in cui non le si usa, un archivio di documenti, e così via. L’unico limite riguarda gli esseri umani: non sono ammessi all’interno della struttura per più di tot ore diurne (un apposito sistema di allarme segnala eventuali abusi alla vigilanza, sempre pronta a intervenire in casi simili).

Il fenomeno del self storage è nato negli Stati Uniti – dove costituisce un’industria da 38 miliardi di dollari l’anno, complice l’alto numero di traslochi legato all’altrettanto elevato tasso di mobilità geografica della popolazione – e solo in seguito, a partire dai primi anni ’80, si è diffuso in Europa. In primis nel Regno Unito (dove si trova il 44% dei magazzini di self storage del continente, ma anche in Francia, in Spagna, nei Paesi Bassi, in Germania e in Svezia). In Italia sono ancora un’industria (relativamente) piccola, da 500 milioni di euro di fatturato all’anno, ma il settore registra tassi di crescita a doppia cifr (del 20% circa dal 2016 al 2017). Secondo i dati raccolti nell’ultimo sondaggio annuale di FEDESSA (Federazione europea delle associazioni delle società di self storage), in Italia nel 2017 si contavano almeno 50 aziende che offrivano servizi di questo tipo.

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I “numeri” del self storage in Italia

La Casaforte, una delle principali società di self storage del nostro Paese, esiste dal 2000 e ha 21 magazzini, tra Milano, Bergamo, Brescia, Varese, Torino, Novara, Biella, Vercelli, Genova, Padova, Treviso, Verona, Vicenza, Pistoia, Roma e Foggia. I magazzini più grandi arrivano a mille spazi, o box, diversi; in totale Casaforte offre 7.500 spazi di self storage in tutta Italia. Negli anni ha avuto 28mila clienti; al momento circa 4.500.
Dove si trovano? Spesso e volentieri ai lati di una tangenziale, talvolta nelle zone industriali di grandi e piccole città, quindi in periferia, ma anche in aree urbani “insospettabili”. La dimensione ideale dei magazzini di self storage è di 3mila metri quadrati, ma ci sono anche strutture più piccole.

Nella maggior parte dei casi il self storage è una soluzione temporanea: il tempo medio di permanenza degli oggetti nei magazzini è di sei-sette mesi, anche se c’è chi ne fa uso solo per un mese e chi per anni. E chi per le ragioni più varie (tipicamente un fallimento aziendale o una situazione di morosità) omette di pagare il canone o non ritira le merci alla scadenza del contratto vedrà i suoi beni messi all’asta dalla società creditrice. A proposito, i contratti di affitto sono molto flessibili – si possono disdire con un preavviso di soli 15 giorni – e i canoni variano molto dalle città: in media sono compresi tra 1,5 e 2 euro al giorno.

Va ricordato che un’antenata delle aziende fornitrici di questo servizio (tuttora attiva) è sicuramente la società fondata nel 1891 dai fratelli Martin e Josh Bekins a Omaha, in Nebraska: rete di magazzini di cemento e acciaio creata a partire dal 1906 per aiutare le persone in procinto di trasferirsi a “stoccare” temporaneamente i loro averi. Ma la prima società di self storage in senso stretto nacque a Odessa, nel Texas, nel 1964, col nome di A-1 U-Store-It-U-Lock-It-U-Carry-the-Key (nome che avrebbe garantito il primo posto nell’elenco telefonico), e si rivolgeva principalmente agli operai dell’industria petrolifera. Dopo essere fallita, nel 2013 la società è stata ri-costituita magazzino per il self storage, per l’appunto.

EDS