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Julen, il bambino nel pozzo a Totalan, vicino Malaga in Spagna: polemiche sui costi dei soccorsi, spuntano le bufale, una riguarda il padre.

julen bambino pozzo
(screenshot video)

Il salvataggio del piccolo Julen, il bambino di 2 anni caduto in un pozzo a Totalán (Málaga), ha scioccato la società civile spagnola, che segue passo dopo passo gli ultimi sviluppi del caso. La Guardia Civil è coinvolta in un’operazione complessa, che ha incontrato molte difficoltà e che deve ancora essere risolta. In queste ore, è iniziata la fase finale del drammatico recupero, ma non è ancora chiaro quali sono i tempi di completamento. Secondo alcune fonti, potrebbero volerci anche 24-48 ore. Nelle prime ore della mattinata, si era parlato dei soccorritori a un passo dal piccolo, ma la notizia è stata superata dagli eventi della giornata.

Polemiche sui soccorsi e la triste bufala sul papà di Julen

Va detto che le speranze che Julen sia ancora vivo, dopo dodici giorni, si stanno riducendo di ora in ora. A questo, si aggiungono le polemiche, in primis su come il piccolo sia finito nel pozzo. Quindi sui soccorsi: stando ad alcuni conteggi, finora il tentativo di recupero del bambino di tre anni da compiere è costato 600mila euro. Un’enormità, secondo qualcuno, anche se sui social c’è chi prende posizione in maniera decisa: “Abbiamo vissuto veri e propri scandali per politici che si sono appropriati di milioni di euro per loro e per i loro compari, perché puntualizzare quanto sta costando il salvataggio di un bimbo innocente?”.

Ci sono anche bufale. E la Guardia Civil si è fatta avanti per smentire quella che può causare più rimpianti alla famiglia Julen. È un messaggio che circola attraverso i social network, principalmente attraverso WhatsApp e Facebook. La bufala sostiene che il padre di Julen, attraverso un parente, sarebbe coinvolto nella costruzione del pozzo in cui il bambino è finito. Non solo: si sostiene che José Rosellò, il padre di Julen, sarebbe implicato in affari poco limpidi. La Guardia Civil replica a queste accuse con un tweet dal proprio profilo ufficiale: questo dettaglio viene infatti definito “non plausibile, doloroso e diffamatorio”.