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Migliaia di persone sono scese in piazza contro la privatizzazione di beni storici che avrebbe potuto portare alla vendita, il governo ha fatto marcia indietro

Immaginate il Palazzo di Cnosso a Creta messo all’asta, alla stregua di un condominio. Era ciò che poteva accadere in Grecia dove, fortunatamente, si è bloccata sul nascere quella che poteva essere definita a tutti gli effetti una tragedia culturale. Accordi presi oltre tre anni fa prevedevano infatti la privatizzazione di 2.300 siti archeologici. Uno scenario che mandato su tutte le furie i maggiori esperti nazionali d’arte ellenistica. Lo sciopero generale che per un giorno ha bloccato anche l’accesso all’Acropoli ha però convinto il governo a varare un’altra linea, tornando sui propri passi.

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Grecia, il governo torna sui suoi passi: bloccata la privatizzazione dei beni culturali

Gli accordi presi con l’ex Troika nel 2015 prevedevano che autentici tesori come il Palazzo di Cnosso a Creta, la tomba di Filippo II di Macedonia padre di Alessandro Magno, una dozzina di musei e l’isola di Spinalonga, l’ex lebbrosario di fronte a Creta in cui è ambientato il romanzo ‘The Island’ di Victoria Hislop e altri ancora finissero nelle mani del ‘Fondo immobiliare di Stato’. Ovvero, una società di diritto privato controllata dal Tesoro e incaricata di valorizzare questi beni, anche attraverso la vendita se necessario. In piazza sono scese migliaia di persone per protestare contro questo abominio. Il Consiglio di politica economica ha quindi dato il via libera a un provvedimento che obbliga il ministro delle Finanze, Euclid Tsakalotos, a rivedere sensibilmente l’elenco dei beni da trasferire sotto il controllo della holding. Esclusi, nella maniera più assoluta, quelli di interesse culturale nazionale. “Adesso possiamo stare più tranquilli”, ha commentato il ministro dell’Economia greco.

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