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Cesare BattistiCesare Battisti catturato in Bolivia: “Presto estradato in Italia”. 

E’ finita in Bolivia la fuga di Cesare Battisti, il terrorista italiano che aveva fatto perdere le sue tracce dallo scorso dicembre dopo che un giudice federale brasiliano aveva emesso nei suoi confronti un ordine di cattura immediato. Dopo l’arrivo al governo di Bolsonaro Battisti aveva perso tutte le protezioni di cui aveva sempre goduto in quel Paese e così aveva capito che se non voleva finire in carcere avrebbe dovuto fuggire.

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La fine della fuga di Cesare Battisti

Battisti è stato preso a Santa Cruz de la Sierra, nel centro della Bolivia, grazie al lavoro certosino dell’Interpol. A quanto si apprende al momento dell’arresto Battisti era camuffato con barba e baffi. Battisti, 63 anni ed ex leader dei Proletari armati per il comunismo (Pac),  “giungerà presto in Brasile e da lì sarà poi trasferito in Italia per scontare l’ergastolo, così come stabilito dalla giustizia italiana”. Sono queste le parole usate dall’entourage del presidente Bolsonaro. In Italia Battisti è stato condannato per 4 omicidi. Nei giorni scorsi il Ministro dell’Interno Salvini aveva parlato così della vicenda: “Un ergastolano che si gode la vita, sulle spiagge del Brasile, alla faccia delle vittime, mi fa imbestialire. Renderò grande merito al presidente Bolsonaro se aiuterà l’Italia ad avere giustizia, ‘regalando’ a Battisti un futuro nelle patrie galere”. Non appena saputa la notizia ha commentato così su Facebook: “Ringrazio per il grande lavoro le Forze dell’Ordine italiane e straniere, la Polizia di Stato, l’Interpol, l’AISE e tutti coloro che hanno lavorato per la cattura di Cesare Battisti, un delinquente che non merita una comoda vita in spiaggia, ma di finire i suoi giorni in galera.
Grazie di cuore al presidente Jair Messias Bolsonaro e al nuovo governo brasiliano per il mutato clima politico che, insieme a un positivo scenario internazionale dove l’Italia è tornata protagonista, hanno permesso questo successo atteso da anni, grazie alle Autorità boliviane e alla collaborazione di altri Paesi amici.
Il mio primo pensiero va oggi ai famigliari delle vittime di questo assassino, che per troppo tempo si è goduto una vita che ha vigliaccamente tolto ad altri, coccolato dalle sinistre di mezzo mondo. È finita la pacchia”.