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tutor riaccesi
I tutor vengono riaccesi: ma soltanto undici, ed in queste tratte autostradali

I tutor in funzione da alcuni anni sulle autostrade italiane sono stati parzialmente riattivati in seguito ad una sentenza emessa in estate. La Corte d’Appello di Roma in particolare aveva disposto di riaccendere 22 dispositivi per individuare quei veicoli che compiono eccesso di velocità, su diversi tratti della rete nazionale. Sentenza che risale allo scorso 27 luglio. Il tutto nonostante Autostrade per l’Italia abbia perso una causa per il brevetto dei tutor contro l’azienda Craft. A questi se ne aggiungono ora altri 11 dislocati sulle autostrade A10 Albisola-Cell Ligure, sulla A1 Badia-Firenzuola, poi tra Roma Sud e Colleferro e San Vittore e Caianello. Stessa cosa pure sulla A26 Voltri-Gravellona Toce, Masone-Massimorisso, sulla A16 Monteforte-Avellino Ovest e sulla A30 nel tratto compreso tra gli svincoli di Sarno e Nocera-Pagani, in provincia di Salerno

Breve storia dei tutor sulle autostrade italiane

I tutor vennero adottati in Italia nel 2004 e da allora hanno permesso alla Polizia Stradale di scovare migliaia di automobilisti indisciplinati. Fino alla sentenza che li ha messi fuori gioco a marzo 2018, questi apparecchi coprivano più di 2500 km di rete autostradale, a fronte delle circa 300 attuali. Autostrade per l’Italia stima che l’utilizzo dei tutor ha ridotto di circa il 70% i decessi sulle principali arterie del traffico nazionali. Ora sono in funzione i tutor di ultima generazione, chiamati SICVe PM e concepiti da Autostrade Tech. risultano essere anche più efficaci perché fotografano non solo la targa del veicolo ma l’interno veicolo in caso di infrazione commesso nei confronti del codice della strada.

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