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(Websource / archivio)

Fabrizio De André era molto legato alla città di Napoli, e non solo per motivi artistici. La sua prima fidanzata era partenopea “doc” e un particolare episodio lo segnò per tutta la vita.

Quello tra Fabrizio De André, di cui ricorrono in questi giorni i vent’anni dalla scomparsa, e la città di Napoli era un legame profondamente intimo, quasi viscerale prima ancora che artistico. Sì, il grande cantautore era affascinato dalla musica partenopea, di cui “Don Raffaè”, canzone che narra le condizioni delle carceri italiane e ispirata al boss della camorra Raffaele Cutolo, è solo l’espressione più nota. Certo, la marcata cadenza genovese del cantautore mal si sposava con la lingua napoletana, ma una volta superato il primo impatto ci si rende conto che Don Raffaè è un ritratto del marcio della nostra terra e dell’Italia intera. Pubblicata nel 1990 all’interno dell’album “Le nuvole” e cantata in duetto con Roberto Murolo richiama e celebra nel ritornello “‘O ccafè” di Domenico Modugno.

Fabrizio De André e quel legame speciale

Da dove nasceva questo amore così autentico e sentito? “Non sapevo nemmeno io come e perché – raccontava De André – ma impazzivo per Bovio e Di Giacomo. Poi scoprii che la mamma del mio amatissimo Brassens era figlia di napoletani, e che nelle ballate di quello che rimane il mio primo maestro indiscusso, alcuni studiosi avevano ritrovato echi della melodia campana”. Quanto a Napoli, la considerava “la mia patria morale”. “Dopo Genova e la Sardegna è forse l’unico posto dove potrei vivere. Per la sua cultura, la sua canzone, la sua asimmetria… Per Murolo, Eduardo, Croce e De Sica”, diceva.

Ma a Napoli era molto legato anche sentimentalmente, e ci tornava spesso per ragioni di cuore. La sua prima fidanzata era infatti partenopea “doc”: nella primavera del 1960 De André si trasferì per un certo periodo all’ombra del Vesuvio e se ne innamorò. Lui stesso rivelò che dopo aver lasciato Napoli, venne a sapere che era rimasta incinta. “Mi si presentò in albergo, a Cortina, per dirmi che aveva perso il bambino: pallida, infreddolita… sembrava davvero uno scricciolo”. A conferma di tutto questo, alcuni anni fa venne pubblicata una rara foto rinvenuta per caso dalla vedova Dori Ghezzi, con il cantautore a passeggio sul lungomare di Napoli, davanti a uno storico ristorante del Borgo Marinari. Il legame con quella città, per tutti questi motivi, lo segnò nel bene e nel male per tutta la vita.

EDS

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