CONDIVIDI
(Websource / archivio)

In queste ore stanno circolando le bozze del decreto che il Consiglio dei ministri dovrebbe approvare entro il 15 gennaio. Ecco i numeri e i paletti del provvedimento.

Un milione 375 mila famiglie (comprese quelle degli stranieri residenti in Italia da almeno 5 anni): è questa, secondo le ultime proiezioni, la platea dei beneficiari del tanto discusso reddito di cittadinanza. I criteri per l’accesso saranno l’indice Isee, il reddito familiare, gli immobili di proprietà e il conto in banca (non solo personale, ma di tutta la famiglia). E sono in arrivo apposite norme contro i furbetti, come i falsi divorziati, oltre a una serie di obblighi per continuare a beneficiare dell’assegno.

Il decreto punto per punto

Dopo lo stanziamento dei fondi con la Legge di Bilancio, cominciano a prendere forma anche i requisiti per l’accesso al nuovo reddito di cittadinanza, che sarà erogato a partire dal prossimo aprile aprile. I “paletti” per l’accesso accedere alla misura di sostegno sono per ora definiti in una bozza del decreto che a breve dovrà dargli attuazione (anche se alcuni aspetti sono ancora da approfondire, partire dalla questione politica più rilevante per questa maggioranza: concedere o meno il reddito anche agli immigrati).

L’ultima versione del testo in circolazione prevede che il reddito di cittadinanza sia esteso anche agli extra-comunitari con permesso di soggiorno e una residenza in Italia da almeno 5 anni. Ma in passato i due leader di M5S e Lega, Luigi Di Maio e Matteo Salvini, avevano lasciato intendere il contrario: il punto è che non si tratta di un aspetto secondario, anche per i profili della spesa. Come accennato, la relazione tecnica allegata alla bozza del decreto identifica 1 milione 375 mila nuclei familiari come possibili beneficiari, secondo i requisiti fissati. Tra questi quelli composti da stranieri regolari in Italia da più di 5 anni sono circa 200 mila, circa un sesto.

Il primo criterio di accesso sarà il reddito Isee, che non dovrà superare i 9.360 euro l’anno, e sarà calcolato con riferimento all’anno precedente, così come gli altri parametri patrimoniali, per evitare “furbate”. Per il 2019, dunque, varrà l’Isee 2018. Stesso discorso per la valutazione degli altri requisiti: una ricchezza immobiliare massima di 30 mila euro (esclusa la prima casa) e un patrimonio mobiliare di base non superiore a 8 mila euro. Tutto questo per chi è solo, mentre nel caso delle famiglie si terrà conto anche del reddito familiare. Il tetto di reddito Isee del percettore è stabilito di base a 6 mila euro e sarà aumentato in funzione del numero dei componenti: 2.400 euro per i figli maggiorenni, 1.200 per quelli minorenni, fino a un massimo di 12.600 euro.

I parametri di reddito e pensione di cittadinanza

La pensione di cittadinanza, invece, sarà corrisposta agli anziani che vivono in un nucleo familiare composto solo da ultra 65enni. Oltre all’Isee non superiore a 9.360 euro, per poter ricevere il sussidio i pensionati non dovranno avere redditi familiari oltre 7.560 euro. Sono esclusi dal contributo i carcerati, i lungo degenti nelle strutture pubbliche e i disoccupati a seguito di dimissioni volontarie nel corso del biennio precedente.

L’importo dell’assegno sarà variabile e arriverà a integrare il reddito del percettore fino a 780 euro al mese. In realtà, gli assegni saranno due: un contributo “casa” fino a 300 euro al mese per chi è in affitto (150 se la casa è di proprietà e si sta pagando il mutuo), e il reddito vero e proprio fino a un massimo di 480 euro al mese (nella relazione tecnica si stima un contributo medio di 493 euro a famiglia al mese). Per i pensionati il sistema è lo stesso, ma con parametri leggermente diversi: il contributo casa sarà di 150 euro al mese, mentre l’integrazione al reddito potrà arrivare a 630 euro mensili.

Come già anticipato, i percettori del reddito di cittadinanza si impegnano ad accettare le offerte di formazione e di lavoro che arriveranno dai Centri per l’impiego. Previsti anche dei limiti (comunque severi) alla distanza dei luoghi di lavoro e in funzione della durata della disoccupazione: più quest’ultima è lunga, più lontano si dovrebbe essere disposti a spostarsi per lavorare (anche 500 chilometri se si è fermi da più di un anno). Alla terza offerta rifiutata, il reddito decade. Il contributo sarà concesso per 18 mesi (un mese dopo la richiesta) e in caso di occupazione la quota residua sarà assegnata all’impresa che assume. Anche gli altri membri della famiglia dovranno impegnarsi a lavorare alcune ore a settimana per il Comune di residenza. Infine, per i “furbetti” scatteranno pene molto severe: fino a sei anni di carcere.

EDS

Leggi tutte le nostre notizie di viaggi, cronaca, attualità e curiosità anche su Google News

 

Se vuoi essere aggiornato solamente sulle notizie di tuo interesse, è arrivata l'APP che ti invierà solo le notifiche per le notizie di tuo interesse!

✅ Scarica Qui x Android: TopDay_PlayStore
✅ Scarica Qui x OS: TopDay_AppStore