Caffè decaffeinato: come si ottiene e quali sono i rischi per la salute

caffè decaffeinato
(Pixabay)

Caffè decaffeinato: ecco come si ottiene e quali sono i potenziali rischi per la salute, che differenza c’è e perché non si consuma caffeina.

Quali sono i rischi derivanti dal consumo del caffè decaffeinato? Ci sono molti dubbi sui diversi procedimenti utilizzati per eliminare la caffeina. Si ritiene infatti che possano avere delle ripercussioni sulla salute. I primi esperimenti di decaffeinizzazione risalgono agli inizi del Novecento, per mano di Ludwing Roselius, il tedesco fondatore della Hag. Il sistema era semplice: si usava il vapore per rendere i chicchi di caffè più porosi, quindi un trattamento con solventi organici privava i grani dalla caffeina. Successivamente queste tecniche si sono evolute.

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Tutto sul caffè decaffeinato: perché non si consuma caffeina?

Come noto, la caffeina è una sostanza stimolante che nella miscela arabica tradizionale, non supera l’1,5%, mentre nel caso della robusta può arrivare al 4%. Nel decaffeinato, non deve superare lo 0,1%. Ci sono diversi modi per eliminarla: si può fare un bagno in acqua per favorire l’aumento di volume dei chicchi, seguito da una sorta di lavaggio con diclorometano, per privare i chicchi dalla caffeina senza alterare significativamente gli aromi. Questa sostanza viene anche rimpiazzata con acetato di etile, si tratta di un metodo tradizionale che viene soppiantato visti i possibili rischi per la salute. Si può anche utilizzare acqua, un metodo sicuro per la salute, ma che rovina l’aroma, infine si usa l’anidride carbonica. Quest’ultimo metodo sta prendendo decisamente piede.

Va però chiarito che nessun trattamento elimina del tutto la caffeina, per cui attenzione soprattutto a chi ha malattie cardiovascolari. In ogni caso è molto più che una speranza quella di ottenere un caffè naturalmente privo di caffeina: ci sarebbero rare varietà africane senza caffeina. Un’altra osservazione: il caffè decaffeinato non fa male o meglio non fa più male di quello con presenza di caffeina. I rischi per la salute sono gli stessi, per cui ad esempio va evitato in caso di reflusso gastrico o gastrite. Naturalmente, problemi si possono avere anche in gravidanza. L’Autorità europea per la sicurezza alimentare (EFSA) fissa entro i 400 milligrammi giornalieri la dose di caffeina non dannosa per gli individui sani. Si tratta di 4-5 tazzine al giorno, una quantità che non è propriamente minima. Il professor Enzo Spisni, fisiologo della nutrizione dell’Università di Bologna, a ‘Il giornale del cibo’, ha messo in evidenza: “Togliere la caffeina significa perdere anche le sue proprietà positive. Potremmo dire che questa sostanza è di fatto la parte migliore del caffè”. Insomma, se si sta bene perché privarsi di una sostanza piacevole e benefica?

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