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Pensioni, Edoardo Vianello ed altri artisti si lamentano © Getty Images

Alcuni noti cantanti ed attori italiani sulla scena da decenni svelano gli emolumenti delle loro pensioni e gridano: “È elemosina”.

Molti vip che ancora oggi vediamo saltuariamente in televisione beneficiano di pensioni, alcuni dei quali su diretta disposizione della famosa Legge Bacchelli. Si tratta del ddl con il quale durante il primo governo Craxi venne disposto un fondo di sostentamento in favore dei cittadini illustri che versano in difficoltà economiche. Ma anche chi se la passa meglio ha modo di lamentarsi, come riportato da ‘Spy’. Tra questi figurano i vari Giucas Casella, Wilma De Angelis, Enzo Paolo Turchi, Edoardo Vianello e Margherita Fumero. Tutti loro lamentano di percepire una bassissima indennità dallo stato nonostante le loro carriere ultradecennali.

L’illusionista, famoso soprattutto per le sue comparsate a ‘Domenica In’ negli anni ’80 e ’90, rivela di percepire 800 euro al mese. Una cifra definita “ridicola” dal diretto interessato, “e lo dico in relazione ai tanti contributi versati. Sto pensando di fare ricorso, ma da buon siciliano sono stato scrupoloso e previdente. Con la sola pensione ai giorni d’oggi vivere è impossibile”. La De Angelis ottiene la stessa cifra. “Purtroppo quando ho richiesto la pensione non avevo messo su nemmeno 1600 giorni di lavoro, anche se la mia carriera è iniziata a 16 anni. Il lungo periodo trascorso a Telemontecarlo (18 anni) è andato perduto perché la sede era nel Principato di Monaco. È stata una fregatura per me, ma non grido allo scandalo”.

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Pensioni, diversi artisti di casa nostra non ci stanno: “È elemosina”

Non la prende altrettanto bene Enzo Paolo Turchi. Lo storico compagno di Carmen Russo rivela di percepire 740 euro mensili. “La cosa mi ha ferito. Non per un fatto di soldi quanto di rispetto. Non vivo in miseria, ma un artista non può essere trattato in questo modo facendogli la carità. Tutti i miei contributi sono spariti e questo mi offende”. Poi Margherita Fumero: “Mi spettano 897 euro al mese, non ho mai lavorato in nero e ho sempre versato tutto. Ma prima c’era un tetto per noi artisti, per il quale anche se guadagnavi molto non potevi versare più di una cifra stabilita”. Chiude la schiera dei delusi Edoardo Vianello, al quale va comunque meglio di tutti, con 1300 euro al mese. “Sono socio della Siae da sempre e ho versato il 4% di trattenute sui diritti annuali dei miei brani. Con ciò, ho ricevuto un assegno di solidarietà di 485 mensili. Ma nel 2011 questo assegno è stato abolito dall’oggi al domani”.

La replica della Siae a Edoardo Vianello

In merito alle parole di Edoardo Vianello arriva la precisazione della Siae: “Nel 2012, con uno specifico Regolamento introdotto dal Commissario Straordinario, sono state eliminate le forme solidaristiche precedentemente realizzate dalla Società in quanto ritenute dalle autorità di vigilanza inattuabili perchè assimilabili a prestazioni di tipo previdenziale che SIAE non era autorizzata ad erogare. Per sopperire a questa eliminazione, SIAE promuove però forme di solidarietà nei confronti dei propri associati secondo criteri e modalità stabiliti dallo stesso Regolamento. Tale attività di tipo solidaristico si basa su criteri legati all’età anagrafica, all’anzianità, alla professionalità dell’autore richiedente e al fatto che il reddito da diritto d’autore maturato dall’associato risultasse costante nel tempo. Quest’ultimo requisito rappresenta un parametro oggettivo ed è indice che l’attività autorale svolta sia prevalente. E’ importante sottolineare inoltre che negli ultimi anni il Consiglio di Sorveglianza SIAE ha aumentato le prestazioni solidaristiche a sostegno di tutti gli associati che versano in condizioni di difficoltà”.

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