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Parlare di pensioni non è mai facile: ecco quattro casi comuni

L’Ufficio Parlamentare di Bilancio ha diffuso i dati relativi alle pensioni presentando i numeri attuali. A seconda dei casi dovremo rinunciare a questo.

Quello delle pensioni è un argomento sempre scottante. Nelle scorse ore l’Ufficio Parlamentare di Bilancio ha presentato una stima per la quale ci saranno 13 miliardi di aumento di spesa per pagare quanto spetta a chi giunge al termine della propria ultradecennale esperienza lavorativa. E si registra purtroppo un taglio medio del 30% per tutti. Il Corriere della Sera online presenta degli esempi che riguardano quattro precise categorie, tutte soggette a decurtazioni. Si comincia con un ingegnere che va in pensione a 62 anni con 43 di contributi (5 di questi inglobano la laurea). Per lui ci sarà un -20%. Lo stipendio lordo è di 90mila euro all’anno, quello netto di 4mila al mese. La pensione scatterà nel 2019 con una rendita calcolato col ‘misto’ retributivo-contributivo. Sostanzialmente questo soggetto non sarà interessato dalla riforma Fornero e si assicurerà una rendita mensile dell’80% di quella che era per l’appunto una sua mensilità.

Pensioni, a quanto rinuncerebbero un insegnante ed un negoziante

Un insegnante 61enne con 38 di contributi lascerà nel 2020 e percepirà quasi 1800 euro al mese. La quota 100, che non interessa il caso precedente, qui si manifesterebbe a settembre del 2019. Il ritorno delle finestre di uscita programmata ritarderebbe però l’assegno dell’Inps allo stesso mese del 2020 e rinuncerebbe al 5,6% della pensione maturata. Cioè 106 euro rispetto ai 1900 messi inizialmente in preventivo. Un negoziante di 61 anni con 40 di contributi cala quanto gli spetterebbe mensilmente  fino a 795 euro. E l’età pensionabile qui aumenta a 67 anni. Quota 100 arriva nel 2019 con 40 anni di versamenti e 62 sulla carta di identità. Il pensionamento anticipato sarebbe lontano un anno e 10 mesi. E l’uscita programmata, che per i lavoratori autonomi è semestrale, porterebbe in questo caso all’assegno Inps da giugno dell’anno prossimo. Ma comunque la quota 100 in questi casi non presuppone l’obbligo della cessazione dell’attività, non trattandosi di lavoratori dipendenti.

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Il caso di un impiegato di una azienda in crisi

Infine un impiegato 62enne con 39 anni di versamenti, a causa di quanto stabilito dalla legge Fornero, andrebbe in pensione a 67 anni e 3 mesi. Nel caso di una azienda in crisi poi il posto di lavoro sarebbe a rischio. Quota 100 consentirebbe ad un soggetto in questo condizioni di andare in pensione 2 anni prima rinunciando ad una quota di circa il 10% dell’assegno Inps e con la prospettiva di poter svolgere per questo breve periodo soltanto una occupazione con guadagno per massimo 5mila euro all’anno.

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