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(Websource / archivio)

Pensioni Quota 100, tutte le novità, 30% in meno se si esce prima dal lavoro: sono queste le stime dell’Ufficio Parlamentare di Bilancio sulla nuova riforma fortemente voluta da Matteo Salvini. 

L’ormai famosa “quota 100” potrebbe costare caro agli aspiranti pensionati. A decretarlo è l’Ufficio parlamentare di Bilancio (Upb) in una relazione sulla manovra presentata davanti a Camera e Senato. Chi scegliesse di usufruire della cosiddetta “quota 100” per mettersi a riposo, infatti, potrebbe avere penalizzazioni sull’importo dell’assegno che vanno “da circa il 5%, in caso di anticipo solo di un anno, a valori oltre il 30% se l’anticipo è di oltre 4 anni”. I maggiori vantaggi, per chi aderisce alla “quota 100”, andranno a chi ha iniziato a lavorare tra 22 e 26 anni, ma al prezzo di accettare una rendita considerevolmente più bassa.

A chi conviene l’opzione “quota 100”

“Tuttavia – si precisa nella suddetta relazione – va considerato che in caso di anticipazione la rata pensionistica, di ammontare più basso, verrebbe erogata per un maggior numero di anni rispetto all’uscita con le regole Fornero”. E “per tenere conto di entrambi questi fattori che influenzano la scelta di pensionamento anticipato con segni opposti – livello della prestazione e numero di anni di beneficio – è necessario confrontare i valori attuali delle due rendite pensionistiche lorde nell’anno in cui si decide di sfruttare quota 100”. Sulla base di tale confronto, “il disincentivo è, come nel caso della differenza percentuale tra le due rate pensionistiche, crescente all’aumentare degli anni di anticipo pensionistico e raggiunge valori intorno all’8% in caso di anticipo di oltre 4 anni”, rileva sempre l’Upb.

Passando al nodo dell’esborso, “qualora l’intera platea utilizzasse il canale di uscita appena soddisfatti i requisiti potrebbe comportare un aumento della spesa pensionistica lorda stimabile in quasi 13 miliardi nel 2019 e sostanzialmente stabile negli anni successivi”, ha spiegato il presidente dell’Upb Giuseppe Pisauro. Una stima “non direttamente confrontabile con le risorse stanziate nel Fondo per la revisione del sistema pensionistico per vari fattori: dal tasso di sostituzione dei potenziali pensionati con nuovi lavoratori attivi a valutazioni di carattere soggettivo (condizione di salute o penosità del lavoro) o oggettivo (tasso di sostituzione tra reddito e pensione, divieto di cumulo tra pensione e altri redditi, altre forme di penalizzazione)”. Tradotto in numeri, la riduzione della pensione lorda per chi optasse per quota 100 rispetto al regime attuale andrebbe dal 5% in caso di anticipo solo di un anno a oltre il 30% con anticipo di oltre 4 anni.

EDS

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