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Concluse le indagini sulla morte di Cranio RandagioA due anni di distanza dalla morte di Cranio Randagio si sono concluse le indagini ai danni di 3 indiziati, ecco l’atroce verità sulla morte del cantante di X-Factor.

Il 12 novembre del 2016, dopo una festa a base di alcol e droghe, moriva Cranio Randagio, talentuoso rapper 22enne fresco di partecipazione ad X-Factor. Oggi, a quasi due anni di distanza da quel giorno, la Procura di Roma ha chiuso le indagini sulla sua morte che vedono coinvolti tre dei ragazzi presenti alla festa. Il capo d’accusa più grave è stato formalizzato per Francesco Manente, 26 anni, presunto fornitore di droghe della serata che è accusato di morte come conseguenza di altro reato (lo spaccio appunto), nonché di detenzione e spaccio di stupefacente. Poi ci sono Pierfrancesco Bonolis – proprietario di casa e festeggiato – e Jaime Garcia De Vincentiis, i due ragazzi che hanno scoperto il corpo di Cranio Randagio ed avvisato polizia e soccorsi. Per loro è stata formalizzata l’accusa di favoreggiamento, per aver nascosto informazioni utili sul fornitore di stupefacenti.

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Morte Cranio Randagio: la ricostruzione di quanto successo quella sera

I Magistrati grazie al lavoro svolto dagli agenti del commissariato di zona sono riusciti a ricostruire gli eventi di quella notte e della mattina successiva. Farlo è stato complicato poiché inizialmente le testimonianze raccolte erano confuse, parziali e cambiate nel corso del tempo. La causa della morte del rapper è avvelenamento da cocktail di sostanze stupefacenti, nel suo sangue sono state trovate tracce di codeina, morfina, ecstasi, ossicodone e ketamina. Logico dunque che le indagini procedessero sul rintracciare il fornitore delle sostanze stupefacenti.

In un primo momento i ragazzi aveva detto alla polizia che durante la festa avevano consumato solo fumo e alcol, ma dalle comunicazioni estratte dai loro cellulari è emersa una realtà diversa: Manenti, accusato di essere lo spacciatore, aveva scritto a Bos Andrei che avrebbe pensato lui a portare il crack. Un messaggio che secondo lui e gli altri ragazzi era una goliardata, ma che alla luce della presenza della sostanza nel corpo della vittima non risulta tale.

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