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Pensioni Quota 100: soggetti esclusi e divieto di cumulo

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le criticità della quota 100Nuovi dettagli sulle pensioni anticipate con la quota 100, spuntano i soggetti esclusi ed il divieto di cumulo redditi.

Come spiegato già in un precedente articolo ieri è uscita la nuova bozza della legge di bilancio 2019 con le relative modifiche riguardanti la riforma delle pensioni e gli aventi diritto alla quota 100. Il principio base non è cambiato, potranno andare in pensione anticipata (la quota di anzianità rimane fissata ai 67 anni) i lavoratori che hanno raggiunto i 38 anni di contributi versati (requisito minimo) ed i 62 anni di età. Allo stesso modo non sono stati modificati i fondi stanziati per mettere in atto la riforma che rimangono 13,7 miliardi nei prossimi due anni. Cos’è cambiato allora? Il governo ha aggiunto delle limitazioni alla fruizione delle pensione anticipata per i dipendenti pubblici e per gli insegnanti, oltre ad aver escluso dalla riforma i lavoratori privati che prendono accordi con l’azienda per andare in pensione prima. A questi limiti si aggiunge un divieto di cumulo dei redditi che impedirà ai pensionati di svolgere un altro lavoro.

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Quota 100: le polemiche sulle finestre d’uscita e sul divieto di cumulo

La quota 100 viene presentata come una riforma pensionistica che offre la possibilità ai lavoratori di andare in pensione con 5 anni di anticipo. Tale promessa è vera, poiché già a partire da dicembre i lavoratori che hanno raggiunto i requisiti potranno fare domanda per andare in pensione. Le perplessità e le polemiche sono legate però al funzionamento di questa riforma, in primo luogo si contesta l’inserimento di finestre d’uscita differenti per lavoratori privati e pubblici: i primi potranno avere la pensione 3 mesi dopo aver presentato la domanda, mentre i pubblici dovranno attendere 6 mesi prima di ottenere il primo assegno. La situazione si complica per gli insegnanti, i quali avranno a disposizione una sola finestra all’anno per andare in pensione (ogni 1 settembre), limitazione che potrebbe fare slittare di un interno anno l’ingresso al meritato riposo. Totalmente esclusi dalla riforma sono poi i lavoratori che hanno preso accordi con un’azienda per entrare in pensione anticipatamente (gli isopensionati), a loro dovrà pensare l’azienda stessa.

L’aspetto più critico, però, è legato alla remunerazione, chi decide di entrare in pensione in anticipo con la quota 100 (si tratta di una scelta e non di un obbligo) riceverà un assegno pensionistico più basso. Un problema di non poco conto a cui i lavoratori non potranno ovviare con un lavoro part time che gli permetta di integrare, poiché il governo ha anche stabilito un divieto di cumulo dei redditi che lo impedisce: i “Baby” pensionati potranno svolgere solamente prestazioni occasionali, sommando alla pensione un massimo di 5000 euro annui. Il divieto dovrebbe durare due anni ed è pensato per scoraggiare i lavoratori, così da indurli a non scegliere il pensionamento anticipato. Alla luce di queste novità viene da chiedersi quale sia la convenienza di questa riforma e quanti saranno i lavoratori disposti a prendere una pensione minima pur di smettere di lavorare 5 anni prima.

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