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Borsa e spread, i valori di oggi (Websource)

Borsa e Spread oggi lunedì 15 ottobre: aggiornamento in tempo reale. 

Come vi abbiamo detto stamattina lo Spread in apertura di contrattazioni è apparso in leggero rialzo a 308,7 punti contro i 307,5 con i quali aveva chiuso la settimana di contrattazioni venerdì. Tutte le Borse Europee avevano aperto in leggero calo. Dopo qualche ora qualcosa è cambiato. A metà seduta Milano gira in rialzo e sale dello 0,21%. Londra segue con un positivo di 0,17% mentre Parigi limita il passivo allo 0,09%. Francoforte, ferma in avvio per problemi tecnici, sale dello 0,43%.

Lo spread rimane stabile sopra quota 300, per la precisione a 305 a fine seduta. Avendo chiuso a 307,5 venerdì diciamo che la situazione si mantiene critica ma stabile in attesa che oggi il consiglio dei ministri ratifichi la tanto attesa e discussa manovra economica. Il chief financial officer di Intesa Sanpaolo Stefano Del Punta ha rassicurato un po’ i mercati spiegando che anche se lo spread salisse a quota 400 le banche non avranno bisogno di nuovi aumenti di capitale.

Che cos’è lo Spread

La definizione dalla quale partiamo e che poi approfondiremo è questa: lo spread è la differenza di rendimento tra due titoli di Stato. Nello specifico il termine di paragone più importante è sempre quello con i titoli della Germania dato che sono considerati dai mercati i più sicuri e per questo usati come metro di paragone nella valutazione dello spread. Per darvi un riferimento numerico ricordiamoci che nel momento peggiore per i mercati e per il nostro Paese nella sua storia recente, quando poi ci fu l’avvicendamento tra Silvio Berlusconi e Mario Monti, lo spread era giunto a quota 528.

Manovra: scontro M5S-Lega sulla pace fiscale

Come ripetuto ormai da diverse settimane, nella manovra entreranno a far parte le misure riguardanti la quota 100 (riforma della legge Fornero) ed il reddito di cittadinanza, punti che Di Maio ritiene fondamentali nonostante le difficoltà a trovare dei fondi che coprano la spesa iniziale di governo. Parte di quei fondi, il governo vorrebbe trovarli dal taglio delle “Pensioni d’oro” ovvero tutti quei vitalizi che prevedono dai 4.500 euro netti al mese in su. Il taglio dovrebbe diventare ufficiale il prima possibile, prima ancora dell’approvazione della manovra al momento al vaglio del parlamento.

L’ostacolo più grande per la definitiva approvazione del decreto fiscale da inserire nella manovra è la pace fiscale richiesta dalla Lega. Tale misura prevederebbe la cancellazione dei debiti più vecchi, andando ad eliminare le cartelle esattoriali precedenti al 2010 con importi inferiori ai mille euro. Ma se i leghisti vorrebbero formalizzare un vero e proprio condono, per i pentastellati una misura di questo tipo non è accettabile: Di Maio e soci preferirebbero che si aumentasse la possibilità di dilazionare i pagamenti con un ulteriore abbassamento degli interessi, ovvero estendere le misure di agevolazione già presenti.

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