Manovra approvata, taglio pensioni e quota 100: ecco tutte le misure

(Websource / archivio)

Intesa al vertice convocato prima del Consiglio dei ministri. Nella manovra 2019 il taglio delle “pensioni d’oro”, flat tax per gli autonomi al 15%, sconti per start up degli under 35 e tagli a ministeri e immigrazione.

Il Consiglio dei ministri ha finalmente dato il via libera alla manovra 2019. “Abbiamo, nei tempi previsti, approvato il decreto fiscale, e il disegno di legge sul bilancio”, ha dichiarato il premier Giuseppe Conte, annunciando che “manderemo la comunicazione a Bruxelles” e precisando che “abbiamo tenuto conti in ordine mantenendo promesse”.  Quanto alla pace fiscale: “Condono? Voi chiamatela come volete. Noi la chiamiamo definizione agevolata. Le scelte lessicali sono libere”. “Cominciamo a mantenere gli impegni presi, con coraggio – gli ha fatto eco il vicepremier Matteo Salvini -, a partire dallo smantellare la legge Fornero, non c’è un aumento di una tassa in questa legge di bilancio. C’è un risparmio di oltre mezzo miliardo di euro dalla voce immigrazione, che arriverà a essere di un miliardo e mezzo nel triennio, reinvestito in sicurezza”.

E in conferenza stampa il vicepremier Luigi Di Maio ha chiarito: “Credo che questa legge di bilancio dimostri che le cose si possono veramente fare. In questi giorni in cui si sta creando tanta paura io dico ai cittadini che non bisogna avere paura e che bisogna avere solo paura di avere paura. Noi terremo i conti in regola”. “La grande sfida sarà rifondare i Centri per l’impiego, e la mia personale sarà quella di far tornare il sorriso alla gente – ha aggiunto – […] stiamo lavorando già da 3 mesi con le Regioni per riformare il sistema della formazione. Domani al Mise incontrerò tutti gli assessori regionali al Lavoro e ci metteremo ulteriormente al lavoro per questa sfida di civiltà, perché esiste in tutta Europa”. Infine ha preso la parole il ministro dell’Economia Giovanni Tria: “Non sono portato al masochismo, di subire tutta legge di bilancio e la discussione per dimettermi dopo, smentisco, non avrebbe senso” ha detto, negano l’ipotesi di sue dimissioni dopo l’iter della legge di bilancio.

La rottamazione delle cartelle

Sul fronte fiscale, fino alla vigilia del Cdm si è parlato di intesa di massima sulla riapertura di un periodo di rottamazione delle cartelle esattoriali, senza interessi né sanzioni, con la previsione di una rateizzazione fino a 10 scadenze in 5 anni (più vantaggiosa rispetto al passato). Intesa di massima anche per risolvere i problemi delle vecchie “mini” cartelle, quelle sotto i 1.000 euro del periodo 2000-2010: riguardano 10 milioni di contribuenti e restava da decidere se stralciarle del tutto senza dover metter mano al portafoglio o chiedere comunque qualcosa al contribuente. Strada tutto sommato in discesa anche per sistemare le liti pendenti, per le quali si propendeva per la possibilità di chiudere i giudizi pagando la metà del dovuto (in caso di giudizio favorevole arrivato già al primo grado) o un terzo (con giudizio in appello).

La pace fiscale

Dato che le relazioni tecniche hanno mostrato come per fare cassa e finanziare le misure della prossima legge di Bilancio non si possa fare affidamento sulla nuova rottamazione delle cartelle, il fulcro del provvedimento è diventato strada facendo la pace fiscale, per altro fonte delle maggiori tensioni nel governo. La linea accettabile per il M5S – che non vuole passi l’idea di un condono – è quella del ravvedimento operoso, strumento già esistente che prevede sanzioni e interessi ridotti in caso di errori o omissioni nei versamenti. La mediazione proposta era di rafforzarlo, ampliandone le modalità e la validità temporale. La Lega ha sempre puntato più in alto, a una dichiarazione integrativa per sistemare il non dichiarato del passato e attraverso cui pagare il 25% (e non il 15% come inizialmente previsto) sul debito totale. Anche su questo quantum complessivo e sulle forme di evasione si è discusso a lungo: dal milione di euro ai 100mila euro, si sono dette nel tempo tutte le soglie possibili. Analogamente si è discusso del problema dell’emersione dei contanti, tema chiesto dalla Lega ma osteggiato dai grillini.

Secondo fonti della Lega, l’accordo raggiunto durante il vertice prevedrebbe una dichiarazione integrativa fino al 30%, con un tetto fissato a 100mila euro, e un’aliquota al 20% sul maggiore imponibile Irpef dichiarato nei quinquennio precedente. Il condono interesserebbe così solo chi ha dichiarato somme inferiori a quanto effettivamente guadagnato, non gli evasori totali che non hanno presentato la dichiarazione dei redditi. In cambio, fonti del M5s fanno sapere di aver ottenuto una misura per introdurre il carcere per gli evasori.

Taglio delle “pensioni d’oro”

Nella manovra entra anche il taglio alle pensioni d’oro, che secondo Di Maio dovrebbe garantire 1 miliardo in 3 anni alla causa gialloverde. La misura dovrebbe riguardare gli assegni sopra i 4.500 euro netti, ma è difficile capire come possa arrivare un gettito miliardario (il presidente dell’Inps Tito Boeri sulla base della legge in Parlamento ha parlato di 150 milioni di gettito).

Riforma della legge Fornero: quota 100 da febbraio

La riforma della Legge Fornero che prevede ‘quota 100’ per andare in pensione partirà a febbraio, senza limiti né penalizzazioni. La combinazione per arrivare a 100 dovrebbe essere tra 62 anni di età e 38 di contributi. Costo: 7 miliardi di euro.

Flat tax per gli autonomi

Il forfait esiste già ed è al 15% per i professionisti con ricavi fino a 30mila euro e per le altre categorie con ricavi fino a 50mila. Ora l’obiettivo è estendere la platea ad autonomi, Snc, Sas e Srl che optano per il regime di trasparenza con ricavi fino a 65mila euro. Dai 65mila ai 100mila euro si pagherebbe un 5% addizionale. Le start up e le attività avviate dagli under 35 godrebbero di un supersconto al 5%. Il costo è di circa 600 milioni il primo anno e di 1,7 miliardi a regime.

Sgravi Ires, su utili reinvestiti taglio al 15%

L’aliquota al 24% scenderebbe di 9 punti sugli investimenti in ricerca e sviluppo, in macchinari e in assunzioni stabili. Il costo sarebbe di 1,5 miliardi di euro. Dovrebbero essere anche confermati gli ammortamenti di Industria 4.0.

Sette miliardi di tagli per ministeri e immigrazione

Per legge i ministeri devono già operare tagli per 1 miliardo di euro l’anno. Lo sforzo richiesto potrebbe essere però ben superiore, arrivando a 3-4 miliardi. Promesso un taglio di 1,3 miliardi in 3 anni spesi per l’immigrazione, di cui 500 milioni nel 2019

Da investimenti spinta al Pil

Il capitolo investimenti è quello più gradito al ministro dell’Economia Tria. E’ previsto che valga lo 0,2 del Pil, pari a 3,5 miliardi. Oltre alle risorse finanziarie si punta a rilanciare gli investimenti a livello locale con uno sblocco dei bilanci dei Comuni (anche quelli in perdita) e una revisione della soglia per gli appalti senza gara.

Addio sconti a Ace e Iri

Per finanziare le agevolazioni fiscali alle imprese saranno abolite l’Ace (Aiuto alla crescita economica) e la mai nata imposta ridotta Iri, destinata al mondo delle Pmi e attesa dal 1° gennaio 2019. Il recupero finanziario è di circa 3 miliardi.

Appalti e fatture elettroniche

Capitoli che erano considerati in “forse” per il testo riservato al Fisco erano quelli del “caso Bramini”, l’imprenditore preso a simbolo dei fallimenti “per colpa dello Stato” e degli appalti. La volontà emersa è quella di alzare il limite dei 40.000 euro per gli affidamenti senza gara portandolo a livelli europei, sui 200.000 euro.

Tra le altre norme presenti nelle molte bozze circolate, un alleggerimento delle sanzioni per chi emetterà in ritardo (dal 2019) le fatture elettroniche che diventeranno obbligatorie. Non si applicherà quindi alcuna sanzione “al contribuente che emette fattura elettronica oltre il termine normativamente previsto ma comunque nei termini per far concorrere l’imposta ivi indicata alla liquidazione di periodo (mensile o trimestrale)”. Le sanzioni sono invece contestabili, “seppure ridotte al 20%, quando la fattura emessa tardivamente partecipa alla liquidazione periodica del mese o trimestre successivo”. Resta da vedere anche il destino della ventilata lotteria degli scontrini e la smaterializzazione dei “bigliettini” emessi dai ricevitori di cassa. Confermate anche la proroga di 12 mesi per la mobilità in deroga nelle aree di crisi (compresi i lavoratori di Termini Imerese) e la scomparsa della soglia minima di 100 lavoratori come requisito per usufruire della Cig straordinaria.

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