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Cucchi

 Mara Venier e Ilaria Cucchi: Tensione Commozione e Indignazione in Studio
Ilaria Cucchi ospite nel confronto donna a donna con Mara Venier durante Domenica In. Molta commozione ed emozione in studio. La sorella di Stefano Cucchi racconta tutta la storia e si sofferma sulla confessione del Carabiniere Francesco Tedesco: “Siamo andati avanti in tutti questi anni perché sapevamo bene qual era la verità. E’ stata dura continuare a crederci. Non potevo immaginare che una delle persone coinvolte confessasse, è una cosa che non succede mai. E’ un’enorme svolta in questa vicenda giudiziaria.

La stragrande maggioranza delle persone che indossano una divisa sono persone per bene che rischiano la vita per tutti noi. Nessuno attacca l’Arma dei Carabinieri in toto, ma dei suoi rappresentanti specifici che in questo caso hanno sbagliato. La mia famiglia però dopo 9 anni di sofferenze merita delle scuse”.

“Mio fratello era bello fuori e dentro. Una di quelle persone in grado di cambiarti la giornata anche in momenti di difficoltà per lui. Il suo affetto si sentiva forte. Stefano ripeteva sempre “Ila ma tu sei felice?”. Un fratello che si preoccupa della tua felicità.

Aveva scelto di andare in comunità, voleva uscire dalla droga e riprendersi la sua vita. Non dimenticherà mai l’abbraccio dopo i primi mesi di lontananza nei quali lui era stato in comunità. Un abbraccio interminabile, era di nuovo mio fratello. L’avevo ritrovato. Mi manca tanto, dopo 9 anni.

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Stefano Cucchi, l’arresto: chi era e perché l’hanno fermato

Stefano Cucchi era un ragazzo di 31 anni nato e vissuto a Roma con un passato di dipendenza da droghe pesanti. Nell’ottobre del 2009 aveva cominciato a lavorare nello studio di Geometra del padre, il 15 di quel mese si trovava in auto con un amico nei pressi di Parco degli Acquedotti. Una pattuglia dei Carabinieri si ferma e chiede a Cucchi di scendere dal veicolo per una perquisizione nel corso della quale gli vengono trovati addosso 20 grammi di hashish. Stefano viene arrestato con l’accusa di spaccio di stupefacenti e portato in caserma per la deposizione e la successiva udienza di rilascio.

Caso Cucchi, il pestaggio e la morte

La notte stessa dell’arresto, i Carabinieri mettono sotto torchio il ragazzo al fine di scoprire se possedeva ulteriori quantità di stupefacente o se faceva lo spacciatore per conto di qualcun’altro. Stefano spiega loro che non lavora per nessuno e che non ha altra droga in casa. Poco più tardi i carabinieri effettuano una perquisizione a casa dei genitori di Cucchi ma non trovano nulla e riportano il ragazzo in caserma. Proprio al ritorno in Caserma il giovane viene pestato da 3 carabinieri nel tentativo di estorcergli delle informazioni.

Conclusa l’aggressione il ragazzo viene spostato in un’altra caserma per convalidare l’arresto. Il giorno seguente, all’udienza per il rilascio, il giudice convalida lo stato di fermo ed il ragazzo viene portato al Regina Coeli, qui rimane solo un giorno poiché il medico del carcere richiede l’immediato ricovero per le ferite alla schiena. Cucchi viene portato al ‘Fatebenefratelli‘ ma rifiuta il ricovero e quindi torna in carcere dove le sue condizioni peggiorano e viene richiesto il ricovero forzato al ‘Sandro Pertini‘ il 18 ottobre. Qui rimane per 4 giorni ed il 22 ottobre, alle 3 del mattino, muore.

I Carabinieri accusati della morte di Stefano Cucchi

Nel corso delle indagini preliminari le cause della morte di Stefano Cucchi sono state individuate in una mancata assistenza medica su una marcata ipoglicemia che poteva essere evitata tramite flebo di glucosio. Il ragazzo, però, presentava traumi lesivi alle gambe, al torace, nella schiena ed in viso, inoltre è stata riscontrata una frattura della mascella e un emorragia interna alla vescica causata dal catetere che ha impedito la corretta minzione. Al termine delle indagini è stato concluso che la morte di Stefano è stata causata da abbandono terapeutico. Solo nel gennaio del 2017, grazie alla testimonianza del Maresciallo Casamiciola, la procura di Roma chiede un processo ai danni dei tre Carabinieri: Alessio Di Bernardo, Raffaele D’Alessandro e Francesco Tedesco.

Il processo per la morte di Stefano Cucchi: testimonianze e depistaggi alla ricerca della verità

Nel marzo del 2011 comincia il primo processo, vengono rinviati a giudizio 13 indagati: 6 medici, 3 infermieri, 3 agenti della polizia penitenziaria ed il direttore del centro detenuti. Dopo 3 anni di processo, il 5 giugno 2013, viene confermata la sentenza di primo grado e 3 medici vengono accusati di omicidio colposo, mentre i 3 agenti della penitenziaria vengono assolti. I carabinieri non vengono nemmeno imputati. Nell’ottobre del 2014 la Corte d’Appello assolve tutti gli imputati per mancanza di prove, una decisione contestata da molti.

Nel marzo del 2015 la famiglia Cucchi e la Procura di Roma presentano una richiesta di appello alla Corte di Cassazione, che nel dicembre dello stesso anno accoglie il ricorso annullando l’assoluzione dei medici, ma confermando quella dei tre agenti della Polizia penitenziaria. Il legale della famiglia Cucchi aveva infatti trovato due testimoni pronti a dichiarare che Stefano era in condizioni pietose quando è stato incarcerato e che nessuno si è curato di prestargli soccorso. Nel luglio del 2016 la Corte di Cassazione assolve i medici poiché “Il fatto non sussiste”.

Parallelamente al primo processo nel settembre del 2015 erano partite le indagini per un processo bis richiesto dai legali della famiglia Cucchi sulla base di nuove testimonianze. Nell’ottobre del 2016 i periti nominati dal Gip affermano che la morte di Stefano era stata causata da una crisi epilettica (il ragazzo soffriva di attacchi epilettici e non gli sono mai stati forniti i medicinali per curarla) ma per la famiglia Cucchi si tratta di un altro tentativo di depistaggio. Solo nel gennaio del 2017, al termine delle indagini preliminari, la Procura della Repubblica di Roma chiede la condanna dei tre Carabinieri  Alessio Di Bernardo, Raffaele D’Alessandro e Francesco Tedesco.

La svolta nel caso Cucchi: il Carabiniere confessa e accusa i colleghi

Fondamentale nella formulazione dell’accusa la testimonianza del maresciallo Casamicciola che nel primo processo aveva negato la possibile implicazione dei carabinieri nella morte del ragazzo. Da quel momento la verità è cominciata a trapelare nel febbraio del 2017 i Carabinieri accusati vengono sospesi dal servizio. Ieri, 11 ottobre 2018, il carabiniere Francesco Tedesco ha finalmente confessato di aver pestato Cucchi ed ha accusato gli altri due colleghi. La testimonianza è stata fondamentale per confermare le accuse di omicidio preterintenzionale a loro carico.

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