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Nichi Vendola
(Websource)

Nichi Vendola parla per la prima volta dell’adozione del figlio spiegando di aver creato un rapporto con la madre del bambino, motivo per cui ritiene ingiusto la denominazione “Utero in affitto”.

La decisione di Nichi Vendola di utilizzare la maternità surrogata per ottenere la paternità di un bambino e poterlo crescere con il proprio compagno ha fatto molto discutere in passato poiché sono molte le persone che ritengono disumanizzante la pratica. D’altronde in Italia non è ancora legalmente possibile utilizzarla e questo ha alimentato ulteriormente le polemiche a riguardo e l’adozione nel nostro Paese non è stata possibile.

Il politico in questi mesi non si è mai espresso pubblicamente a riguardo, lo ha fatto di recente raccontando la propria esperienza a ‘Matrix‘. Vendola ci tiene a chiarire che la pratica non dev’essere chiamata “Utero in affitto”, bensì “Maternità surrogata“, quindi spiega il perché il primo termine, in base alla sua esperienza, è scorretto: “Per anni e anni, io e il mio compagno abbiamo cercato, prima in Canada e poi in California, una ‘relazione’ – che poi abbiamo costruito – con una donna che ci ha donato un ovulo e con una donna che, con assoluta felicità, ha portato nel grembo nostro figlio”.

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Nichi Vendola: “Le donne che ci hanno donato l’ovulo sono di famiglia”

Nel prosieguo del racconto Vendola spiega come il rapporto instaurato con quelle donne sia diventato sempre più saldo con il passare del tempo: “Sono due donne che appartengono al nostro contesto familiare, con cui ci relazioniamo costantemente e ci raccontano dei loro figli e che vogliono sapere tutto del nostro. Io e il mio compagno avremmo sicuramente voluto adottare, ma questo è stato reso impossibile dalla dittatura dell’ipocrisia che domina una rilevante parte del mondo”.

Il politico non ha ancora digerito l’ostacolo posto al suo desiderio di adottare e si scaglia anche contro quelle femministe che sono convinte che tutte le donne che si prestano ad una simile pratica vengano sfruttate: “Io non ho fatto un’esperienza di mero commercio. Ho incontrato una donna che mi ha chiesto: ‘Vorresti entrare stabilmente dentro il mio universo affettivo? Io sono disponibile a donarti nove mesi della mia vita perché tu possa guadagnare questa felicità'”, quindi sulle femministe afferma: “Queste signore parlano anche a nome di quelle che invece vogliono raccontare com’è stata bella la loro esperienza di ‘gravidanza per altri’, e questo è poco femminista”.

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