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Legge 194
(iStock)

Legge 194 sull’aborto: chi vuole modificarla e chi vuole abolirla, ecco perché. 

La Legge 194 è quella legge emanata il 22 maggio 1978 con il seguente titolo: “Norme per la tutela sociale della maternità e sull’interruzione volontaria della gravidanza”. In questi giorni, dopo i fatti di Verona con la proclamazione del consiglio Comunale di città a favore della vita e dopo le varie dichiarazioni in merito da parte del Ministro per la famiglia Lorenzo Fontana, si discute molto di questa legge. Alcuni vorrebbero addirittura abolirla, altri ritengono questa ipotesi una vera e propria follia, e nel mezzo c’è chi ne vorrebbe solo alcune modifiche. 

Legge 194, ecco i passaggi fondamentali

Riportiamo ora alcuni dei passaggi fondamentali di questa legge che tutela il diritto delle donne di abortire entro i primi tre mesi di vita del feto.

“Lo Stato garantisce il diritto alla procreazione cosciente e responsabile, riconosce il valore sociale della maternità e tutela la vita umana dal suo inizio. L’interruzione volontaria della gravidanza, di cui alla presente legge, non è mezzo per il controllo delle nascite”.

“Per l’interruzione volontaria della gravidanza entro i primi novanta giorni, la donna che accusi circostanze per le quali la prosecuzione della gravidanza, il parto o la maternità comporterebbero un serio pericolo per la sua salute fisica o psichica, in relazione o al suo stato di salute, o alle sue condizioni economiche, o sociali o familiari, o alle circostanze in cui è avvenuto il concepimento, o a previsioni di anomalie o malformazioni del concepito, si rivolge ad un consultorio pubblico istituito ai sensi dell’articolo 2, lettera a), della legge 29 luglio 1975 numero 405 (2), o a una struttura socio-sanitaria a ciò abilitata dalla regione, o a un medico di sua fiducia (2/cost).”.

” Il consultorio e la struttura socio-sanitaria, oltre a dover garantire i necessari accertamenti medici, hanno il compito in ogni caso, e specialmente quando la richiesta di interruzione della gravidanza sia motivata dall’incidenza delle condizioni economiche, o sociali, o familiari sulla salute della gestante, di esaminare con la donna e con il padre del concepito, ove la donna lo consenta, nel rispetto della dignità e della riservatezza della donna e della persona indicata come padre del concepito, le possibili soluzioni dei problemi proposti, di aiutarla a rimuovere le cause che la porterebbero alla interruzione della gravidanza, di metterla in grado di far valere i suoi diritti di lavoratrice e di madre, di promuovere ogni opportuno intervento atto a sostenere la donna, offrendole tutti gli aiuti necessari sia durante la gravidanza sia dopo il parto”.

Legge 194, la discussione in atto

Uno dei punti più discussi è proprio l’ultimo che vi abbiamo proposto nel paragrafo precedente. Cioè il lavoro di comprensione delle ragioni per cui una donna voglia abortire e l’aiuto a rimuovere le cause della volontà di aborto che i consultori e mi medici dovrebbero attuare per legge e che invece spesso non praticano. Ci sono poi questioni etiche con una divisione netta tra chi considera il feto anche se solo di poche settimane una vita vera che viene quindi uccisa in caso di aborto e chi invece non considera vita, ma solo un ammasso di cellule quel feto.

Nel mirino di chi difende la legge 194 c’è il Ministro Fontana che sarebbe iscritto da tempo  al Comitato No194 e che addirittura secondo alcuni vorrebbe non solo abrogare la legge ma inserire una pena dagli 8 ai 12 anni per le donne che decidono di abortire e per i medici che le aiutano. Ipotesi mai confermate e mai messe nero su bianco da Fontana che pochi mesi fa sull’aborto disse la sua opinione: “In molti casi è per una preoccupazione economica che alcune donne decidono di non avere figli. Mi piacerebbe che lo Stato fosse più vicino a queste donne per far capire loro che, nel dubbio, un figlio è meglio farlo”.

Dell’argomento proprio oggi ha parlato Papa Francesco, ecco le sue parole –> Papa Francesco contro l’aborto: “E’ come affittare un sicario”