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Giulia Innocenzi
(screenshot video)

L’inviata delle Iene Giulia Innocenzi sotto accusa per un servizio sul festival di Yulin: “Ride dei cani morti”, la giornalista si difende.

Criticato il comportamento dell’inviata delle Iene, Giulia Innocenzi, dopo l’interessante e raccapricciante servizio sul Festival di Yulin, quello in cui in Cina vengono barbaramente uccisi e macellati migliaia di cani e gatti. All’ex inviata dei programmi di Michele Santoro, in particolare, viene rimproverato di aver riso in più occasioni durante il servizio che mostrava la terribile piaga dei cani e gatti uccisi in quel modo.

Per saperne di più, leggi anche –> Iene nella bufera, Giulia Innocenzi ride durante il servizio sui cani morti – VIDEO

La difesa di Giulia Innocenzi dalle critiche al suo comportamento

Se da un lato – a quanto pare – dopo il servizio c’è stata una vasta mobilitazione di attivisti e gente comune che chiede di fermare il massacro, dall’altro restano le accuse a Giulia Innocenzi, che ha dovuto intervenire, per sottolineare il suo punto di vista: “C’è chi mi ha accusata di aver riso davanti ai cani macellati. Ma davvero pensate che io possa ridere davanti a un cane che viene macellato? Ma veramente davanti a 40 minuti di servizio denuncia, con immagini mai raccolte e mostrate prima, sapete soltanto accusarmi di cinismo o insensibilità?”. Giulia Innocenzi, che al mondo degli animali ha dedicato un libro e una trasmissione, prosegue: “Sono vegetariana da otto anni ormai, e ho deciso di dedicare gran parte del mio lavoro alla denuncia dei maltrattamenti di tutti gli animali”.

Poi pone una domanda: “Pensate sia facile entrare negli allevamenti e nei macelli, lavorare su ore e ore di immagini di torture? Per poter rubare le immagini dai macelli cinesi ci siamo dovute fingere turiste curiose”, spiega ancora. L’inviata, a un certo punto del servizio, si commuove anche: “Non ho mai pianto in tv e non è il mio stile, ma è successo e quindi l’abbiamo trasmesso. E se una risata in più è riuscita a fare cambiare canale a una persona in meno, visto che le immagini andate in onda erano veramente dure e stemperarle in qualche modo avrebbe potuto aiutare la fruizione, per me l’obiettivo è raggiunto”, osserva. Quindi conclude: “Le critiche fanno parte del mestiere, anche se non ci fai mai del tutto l’abitudine. Ma a conti fatti, anche queste aiutano ad aumentare la consapevolezza su quello che succede a Yulin, nel sud della Cina e in altri paesi asiatici. Continuate a parlarne con tutti, se volete anche di quelle risate, ma insieme cerchiamo di fermare la mattanza”.

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