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Noemi Durini
(Websource / archivio)

Noemi Durini, intercettazione choc: “Respirava quando l’ho seppellita”. 

Ieri è arrivata la condanna per Lucio Marzo, il ragazzo che ha barbaramente ucciso la fidanzata Noemi Durini di soli 16 anni è stato condannato a 18 anni e 8 mesi di carcere in seguito alla sentenza emessa dal Tribunale dei Minori di Lecce con rito abbreviato.

Lucio intercettato mentre confessa l’omicidio al papà

Uno degli elementi processuali che ha più destato scalpore e che è anche stato molto utile per l’accusa è stata l’intercettazione di un colloquio tra il 18enne Lucio Marzo e suo padre avvenuto il 19 ottobre dell’anno scorso nell’istituto di pena per minori in cui si trovava il ragazzo poco più di un mese dopo l’omicidio della fidanzatina. Ecco cosa diceva Lucio a suo papà: “Ma il colpo…e poi i sassi che gli davo in testa…ma dopo che io ho fatto tutto…io ho messo le pietre ma lei…cercava di muoversi….però c’erano talmente tante pietre che non riusciva a muoversi. Quindi è morta direttamente”. Come fatto sottolineare in aula “Lucio conferma che Noemi era caduta. E, nuovamente, dichiara che mentre poneva le pietre sopra alla ragazza, lei diceva: Che c… stai facendo?”.

In aula l’accusa ha spiegato: «Il contenuto di questa intercettazione riveste un ruolo fondamentale perché consente di ritenere provata, oltre ogni ragionevole dubbio, la circostanza che Lucio fosse consapevole di provocare la morte di Noemi proprio mentre ricopriva il suo corpo di pietre».

Le richieste del pm e le accuse della famiglia di Noemi Durini

Il processo si è aperto martedì con la requisitoria del pm Anna Carbonara, che ha chiesto – nell’ambito del processo con rito abbreviato che si sta tenendo davanti ai giudici del Tribunale dei Minorenni di Lecce – la condanna a 18 anni di carcere per Lucio Marzo. Unico presente in Aula tra i familiari era Umberto, il padre di Noemi Durini, che per la prima volta ha potuto rivedere Lucio dopo l’omicidio della figlia.

L’omicidio scosse l’opinione pubblica a livello nazionale, in particolare per l’efferatezza e gli eventi che maturarono in seguito, coinvolgendo le famiglie dei due ragazzi. Peraltro i genitori di Noemi Durini in più occasioni hanno chiesto al ragazzo di dire la verità, al fine di svelare i nomi di eventuali complici.

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