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Giselle Bundchen
(Getty Images)

Gisele Bundchen è una delle top model più pagate al mondo, ma la sua vita non è stata solo successo e notorietà, c’è stato un periodo in cui ha pensato seriamente a togliersi la vita.

Da oltre vent’anni Gisele Bundchen è un’icona dell’alta moda, una delle donne più belle ed ammirate al mondo (probabilmente una delle più invidiate) e una delle modelle più richieste e pagate sulle passerelle. Anche la sua vita privata pare vada alla grande, dopo un lungo fidanzamento con Leonardo Di Caprio, la modella si è sposata con Tom Brady (leggenda del football americano) ed ora è madre di due figli. Eppure pare che non sempre tutto sia andato per il meglio e che nonostante fama, ricchezza e successo per un lungo periodo abbia pensato al suicidio per porre fine ad una depressione che era apparentemente immotivata.

Gisele Bundchen e la depressione: “Ho pensato spesso al suicidio”

La modella confessa questa sua fragilità all’interno di un libro biografico intitolato ‘Lessons: My Path to a Meaningful Life‘. Gisele spiega che nel 2003, nonostante avesse tutto ciò che una persona possa desiderare (lavoro, famiglia felice, riconoscimenti e una relazione stabile) non riusciva a provare felicità: “Mi sentivo come se non mi fosse permesso di stare male, però mi sentivo impotente. Il tuo mondo diventa sempre più piccolo e non riesci a respirare, la sensazione peggiore che abbia mai provato”. In quel periodo ha pensato più volte al suicidio, si ripeteva che se avesse saltato dal tetto tutto quel dolore sarebbe finito, ma la sua determinazione a superare le difficoltà ha avuto la meglio e con il tempo è riuscita a ritrovare il senso della vita.

Per riuscirci non ha fatto ricorso a medicinali o ad una cura psicoterapica, il dolore, la sensazione di impotenza e di paura, l’ansia e la tristezza sono andate via con il tempo e con il supporto delle persone che gli volevano bene. Il suo fidanzato dell’epoca, Leonardo Di Caprio, non ha avuto un ruolo attivo in questo percorso di ripresa, ma lei non gliene fa una colpa ed anzi lo ringrazia per avergli insegnato qualcosa in più sul proprio conto.

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