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pescatori tunisini
(Websource)

Continuano le polemiche per l’arresto, ad Agrigento, di sei pescatori di origine tunisina accusati di aver favorito l’immigrazione illegale nelle nostre coste.

La notte tra il 29 ed il 30 agosto scorso in Sicilia (ad Agrigento per l’esattezza) sono stati arrestati sei pescatori tunisini con l’accusa di favoreggiamento dell’immigrazione illegale. Nelle scorse ore i sindacati Cisl, Uil e Cgil hanno chiesto congiuntamente alla magistratura della città siciliana di fornire spiegazioni sulle motivazioni che hanno condotto all’arresto di questi uomini, impegnati nel corso degli anni in diverse operazioni umanitarie di salvataggio in mare.

I tre sindacati chiedono il rispetto del diritto di salvare vite in mare e scrivono alla magistratura agrigentina: “La magistratura faccia chiarezza, nella salvaguardia e nel rispetto del principio e del dovere di soccorrere in mare, come previsto dall’articolo 388 del codice marittimo internazionale”, quindi aggiungono che i 6 arrestati hanno diritto ad una difesa equa e che sarebbe d’uopo considerare le testimonianze in loro favore dell’associazione umanitaria tunisina ‘Zarzis‘, che nel corso degli anni ha effettuato diverse operazioni di soccorso.

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Pescatori tunisini arrestati in Sicilia, volontari o traghettatori di migranti

Come spesso accade in questo periodo in fatto di immigrazione, il web produce delle verità alternative. A spiegare al popolo di internet la motivazione dell’arresto non è infatti la magistratura siciliana ma Francesca Totolo (reporter de ‘Il primato nazionale’ che spesso pubblica documenti e tesi contro i migranti) che riprendendo la notizia dell’arresto dei tunisini scrive nel proprio profilo che non si tratta di semplici pescatori: “I 6 arrestati ad #Agrigento fanno parte dell’organizzazione tunisina, Association la terre pour tous, fondata da Chameseddine Bourassine, e addestrata da Medici Senza Frontiere, per fare ‘traghettamenti’ dalla #Tunisia all’Italia”. Ma la rivelazione della Totolo non si ferma qui poiché questa aggiunge: “Nel 2017, avevano anche cercato di sabotare la missione Defend Europe di Generazione Identitaria nel Mediterraneo”. Per sapere la verità, però, forse sarebbe meglio attendere la risposta della Procura di Agrigento ed i risultati delle relative indagini.

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