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violenza
(iStock)

La riflessione è purtroppo d’obbligo e non avremmo mai voluto farla. Ma ormai la tendenza della quale parliamo è sotto gli occhi di tutti gli osservatori. Le notizie di donne ammazzate dai mariti o dai compagni non fanno più notizia. E’ triste dirlo, ma è così. Vengono lette meno, distrattamente, quasi con fastidio, come dire: “Ma perché pubblicate queste cose?”. E’ come se la gente non volesse più sentire parlare di femminicidio, è come se si fosse tornati indietro di anni quando certe cose non si dovevano dire, quando “lui l’ha ammazzata ma lei però…”, quando si dava quasi più spazio all’assassino sulle cronache piuttosto che alla vittima, quando lo stalking non esisteva nemmeno.

Negli ultimi anni sono state fatte molte leggi in tal senso e con esse anche molte campagne di sensibilizzazione, ma l’impressione è che nell’opinione pubblica ci sia stata quasi una sorta di marcia indietro e anziché viaggiare tutti nella direzione della condanna sempre più ferma e pesante delle violenze domestiche che spesso sfociano nell’omicidio si sta viaggiando in quella dell’indifferenza o, peggio ancora, dell’insofferenza di fronte a queste notizie.

Nei giorni scorsi abbiamo pubblicato la notizia dell’uccisione a Potenza di una donna che si trovava in auto davanti alla scuola elementare del figlio. Il marito, che le ha sparato a bruciapelo, poi si è tolto a sua volta la vita. Tempo fa notizie così avrebbero preso le prime pagine dei giornali, il primo titolo dei telegiornali e se ne sarebbe parlato per giorni. Oggi invece è già tanto se se ne parla, i siti lanciano l’ultima ora e dopo pochi minuti la notizia finisce nel calderone insieme a qualche gossip e all’ultima sparata del politico di turno. Niente più sdegno, niente più orrore di fronte ad un atto così. Indifferenza.

Le ipotesi sono due. O le persone sono in qualche modo assuefatte  di fronte a queste notizie dato che sono quasi all’ordine del giorno e per questo motivo non colpiscono più l’opinione pubblica come una volta quando magari accadevano (o se ne parlava) più di rado. Oppure le persone hanno paura di queste notizie, la paura che il mostro possa essere tra noi, che il marito che spara sembrava uno normale, che “litigavano ogni tanto, ma avevano dei bimbi, sembravano felici”. E allora per paura di mettersi di fronte a noi stessi e al lato peggiore di noi e della nostra società forse preferiamo girarci dall’altra parte.

Ma è bene sapere che la nostra indifferenza e la nostra sufficienza uccidono un’altra volta queste donne, la cui memoria andrebbe portata avanti sempre e con grande forza.

Framcesco Baglio