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Un neonato in fin di vita si è salvato perchè trasportato d’urgenza presso l’ospedale Bambino Gesù di Roma a bordo di un aereo militare.

Un neonato di un mese, la cui vita era appesa ad un filo, è stato trasportato d’urgenza all’ospedale Bambino Gesù di Roma che è potuto intervenire sul piccolo grazie alla tempestività del 31° Stormo dell’Aeronautica Militare. Il neonato si trovava a Catania al momento del ricovero e versava in condizioni tali da costringere la struttura sanitaria a richiedere l’aiuto di un ospedale più specializzato quale il Bambino Gesù di Roma. Il tempo relativo al trasporto in aereo, da Catania a Roma, sarebbe stata una grave incognita se, in aiuto al piccolo paziente, non fosse intervenuta la prefettura di Catania.

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Neonato in fin di vita si salva grazie ad un aereo militare: come è stato possibile

Un neonato di appena un mese e ricoverato a Catania versava in condizioni gravi tanto da necessitare un trasferimento aereo presso la struttura ospedaliera specializzata Bambino Gesù di Roma. Il trasporto in aereo, però, appariva complesso e necessitava di una tempestività impossibile da sperare con gli ordinari velivoli di soccorso. L’ospedale catanese si è, quindi, messo in contatto con la Prefettura di Catania che ha contattato la Sala Situazioni di Vertice del Comando della Squadra Aerea, che è appunto la sala operativa dell’Aeronautica Militare che si occupa appunto di gestire gli interventi a favore della popolazione italiana. La richiesta è stata, quindi, accolta dall’organi di controllo che ha provveduto ad attivare un Falcon 900 del 31° Stormo dell’Aeronautica Militare che è decollato alle ore 9:00 circa del mattino da Ciampino per andare ad accogliere il suo piccolo ospite. Quando il velivolo è atterrato il neonato è stato preparato alla partenza ed imbarcato sull’aereo con una culla termica assieme all’equipe medica ed al proprio papà alla volta del Bambino Gesù. Il Falcon 900 è atterrato a Ciampino alle 12:00 circa ed è stato accolto dall’ambulanza che lo ha portato verso l’ospedale e la salvezza.

Marta Colanera