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legionella
(Screenshot Youtube)

Una donna di 61 anni residente a Torino è morta per sospetta legionella. E non è l’unico caso segnalato nel Nord Italia nelle ultime ore

Adesso rischia di venir fuori davvero un allarme legionella diffuso in tutta Italia. La miccia l’ha accesa una donna di 61 anni di Torino, che purtroppo è morta in una clinica del capoluogo piemontese, la Fornaca. E la diagnosi è stata confermata: si tratta proprio di legionella, la malattia contagiosa che adesso potrebbe scatenare la psicosi per una possibile epidemia. La donna torinese che ha perso la vita avrebbe contratto il batterio mentre si trovava in vacanza, secondo le prime indiscrezioni che trapelano. A quanto pare, però, la signora aveva una situazione clinica compromessa anche da altre patologie, che hanno complicato il quadro clinico fino a condurre al decesso. Quando è stata ricoverata, i medici le avrebbe diagnosticato una polmonite, che poi successivi accertamenti hanno collegato alla legionella.

“Quando è stata ricoverata la paziente aveva un quadro clinico molto complesso – fanno sapere dalla Clinica Fornaca – È stata sottoposta ad accertamenti scrupolosi e approfonditi, ma le sue condizioni si sono progressivamente aggravate a causa di un’infezione da legionella precedentemente presa, e non c’è stato nulla da fare”. Via alle indagini da parte dell’Ufficio di igiene, che in questi giorni deve far fronte anche ad altri casi di legionellosi diffusi nel Nord Italia, dopo quelli dello scorso luglio che avevano messo in seria preoccupazione la popolazione.

Legionella, donna morta a Torino: grave anche un 29enne di Brescia

E non è l’unico caso di legionella che i medici stanno fronteggiando negli ultimi giorni. Un ragazzo di 29 anni, bresciano, è ricoverato in prognosi riservata nel reparto di terapia intensiva del San Gerardo di Monza dopo aver contratto il batterio della legionella. Il giovane è ora attaccato alla macchina “Ecmo” per la pulizia del sangue, le sue condizioni, a detta dei medici, sono gravi ma stabili. Ma l’assessore al Welfare della Lombardia, Giulio Gallera, ha provato a gettare acqua sul fuoco: “I casi di polmonite riguardano in genere persone di oltre 60 anni con quadri clinici particolari, eccetto il caso di questo ragazzo di 29 anni che però è già parecchio debilitato da altre patologie – spiega Gallera – Possiamo dire che oggi vi è una curva epidemica in calo, .on ci sono dati che inducono a ritenere che ci siano nuovi casi. Non vi è alcun motivo per chiudere le scuole o per non bere l’acqua del rubinetto”.