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Cresce l’emergenza relativa alla Febbre del Nilo in Europa: i casi rispetto allo scorso anno sarebbero addirittura triplicati

Emergenza febbre del Nilo in Europa. Secondo una ricerca effettuata dal Centro europeo per il controllo delle malattie, quest’anno è addirittura più che triplicato il numero dei casi di febbre del Nilo in Europa rispetto al 2017. Una crescita esponenziale impressionante di questa malattia trasmessa da un particolare tipo di zanzara, che può essere molto pericolosa. Secondo quanto emerge dalla ricerca effettuata dal Centro europeo per il controllo delle malattie, sono infatti 975 le infezioni in tutta Europa. Per la precisione sono stati riscontrati 710 casi nell’Unione europea e 265 negli Stati limitrofi. Ma il dato più preoccupante riguarderebbe proprio l’Italia, che ha avuto il maggior incremento in Europa di questa brutta patologia: secondo quanto emerge dalla ricerca, infatti, è in Italia che si è verificato il maggior numero di casi di febbre del Nilo, ben 327. A seguire (ma parecchio distaccate) la Serbia e la Grecia, rispettivamente con 213 e 147 malati.

Cos’è la febbre del Nilo occidentale, la malattia della zanzara

Il famigerato virus del Nilo occidentale è un arbovirus che fa parte dello stesso genere del virus della febbre gialla e quello di diverse encefaliti esotiche. Il suo nome viene dal distretto di West Nile in Uganda, dove è stato riscontrato per la prima volta, nel 1937, in una donna che soffriva di una febbre molto alta. La modalità principale di trasmissione della febbre del Nilo occidentale è rappresentata da diverse specie di zanzare, principalmente di genere Culex, che sono considerate il primo vettore di questo virus. I sintomi iniziali dell’infezione da virus del Nilo occidentale sono rappresentati dalla comparsa di febbre moderata che in genere va dai tre ai sei giorni, molto simile ad una sintomatologia influenzale. Possono seguire anche dolore oculare, mal di schiena e mialgie (dolori muscolari), oltre ad alcune problematiche gastrointestinali.

In meno del 15% dei casi, di solito nei soggetti anziani e in quelli più deboli, possono verificarsi alcune gravi complicazioni neurologiche quali meningite asettica, encefalite oppure meningoencefalite. Generalmente il malato si rimette spontaneamente in 3-5 giorni, ma la malattia può essere anche mortale, specialmente in individui anziani e immunodepressi.