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Luciano Moggi
Luciano Moggi (Getty Images)

Luciano Moggi, ex direttore generale della Juventus, ha rilasciato dichiarazioni che faranno discutere su Andrea Agnelli e Cristiano Ronaldo

Un’intervista bella succosa, quella che Luciano Moggi ha rilasciato a Giancarlo Dotto sul Corriere dello Sport. Ormai ha 81 anni, ma a quanto pare sono ancora in tanti a cercarlo per chiedergli consiglio. Fra cui anche Andrea Agnelli, il presidente della Juventus dopo Calciopoli, che si è smarcato subito dalla sua figura ma che, secondo Moggi, si è avvalso della sua esperienza per avere dritte importanti: “Con Andrea Agnelli mi sento spesso, è un ragazzo sveglio. È stato con noi 12 anni e ha imparato tutto”. E non solo. Moggi ci tiene a lanciarsi in una strenua difesa dei famosi ‘scudetti sul campo’, quelli che sono stati revocati alla Juventus ma che i bianconeri difendono appena possono: “Andrea sa bene che gli scudetti sono 36, tutti conquistati sul campo. Nessuno ha mai aiutato la Juve a vincere”. Insomma, nessun pentimento e nessuna ammissione di colpa per Luciano Moggi, radiato a vita dalla Figc dopo lo scandalo Calciopoli, di cui “non è pentito”, come lui stesso ribadisce nell’intervista: “Dopo tanto tempo mi cercano spesso gli amici, che sono ancora molti nel calcio”. E un pronostico davvero a sorpresa: “Lo scudetto lo vince l’Inter. Hanno preso un centrale forte, uno che tira la linea in mezzo al campo, Nainggolan, e un campionissimo là davanti. Quel Martinez è forte davvero”.

Moggi su Cristiano Ronaldo: “Un’operazione di marketing”

Luciano Moggi
Luciano Moggi (Getty Images)

Ma le frasi più forti sono quelle su Cristiano Ronaldo, il colpo da mille e una notte di quest’estate. Per Moggi è più un’operazione di marketing che strettamente sportiva: “È una roba della Fiat, un’operazione straordinaria di marketing. Ma io non avrei mai preso un giocatore di 33 anni a quelle cifre e certo non l’avrei mai sbandierato prima di vendere Higuain, uno che fa 20 gol a campionato. Difficile che in serie A ripeta quanto fatto al Real. Da noi marcano duro. Poi Florentino Perez mi ha sempre detto che lui non giocava per il Real Madrid, ma per il Real Ronaldo. Fateci caso, quando segna un compagno lui non esulta ma se segna lui sono sceneggiate clamorose”. E poi racconta il famoso retroscena di quando la Juve stava per prendere CR7 tanti anni fa: “Lo vidi allo Sporting Lisbona e la mattina dopo firmai il contratto. Cinque miliardi più il nostro Salas, ma poi Salas andò al River Plate e su Ronaldo si fiondò il Manchester United. E la Juve all’epoca era in crisi, non c’era una lira”.