CONDIVIDI
No Way
(Archivio)

Salvini e il modello Australia, cos’è il No Way per i migranti. 

Il Ministro dell’Interno Matteo Salvini sta adottando la cosiddetta linea dura sulla questione migranti e l’ultimo esempio è la vicenda della nave Diciotti. Il modello seguito da Salvini, come lui stesso ha detto più volte, è quello del No Way applicato già da tempo dall’Australia. Ma di cosa si tratta in realtà?

Come funziona il No Way in Australia

Salvini ha spiegato: “Voi sapete che in Australia c’è il principio del ‘No way’: nessuno di coloro che vengono presi in mezzo al mare mette piede sul suolo australiano. A questo si dovrà arrivare. ll mio obiettivo non è la redistribuzione in Europa ma che ci siano nei Paesi di partenza degli sportelli europei che decidano chi fugge dalla guerra ha diritto di partire non in gommone, ma in aereo, e arriva in Europa. L’obiettivo è che nessuno che arrivi in gommone possa mettere piede in Europa altrimenti il business della mafia degli scafisti non lo scardineremo mai”. L’operazione No Way inizia in Australia nel 2013 quando Canberra schiera navi militari sulle coste con il preciso ordine di respingere tutte nessuna esclusa le imbarcazioni piene di immigrati che tentano di arrivare in Australia. Solo in alcuni casi i migranti vengono condotti in centri di identificazione che comunque non si trovano sul territorio australiano.

Leggi anche –> Matteo Salvini: “Il nostro Piano Marshall per l’Africa” – VIDEO

L’operazione di certo ha un costo elevato, ma secondo il sito AnalisiDifesa costerebbe meno di altre operazioni come quella Mare Nostrum: “Un anno di operazione Mare Nostrum – si legge sul sito – costò 108 milioni mentre nel 2016 le sole forze navali italiane delle operazioni Mare Sicuro ed Eunavfor Med hanno richiesto stanziamenti per 161 milioni di euro che coprono però solo i costi vivi, non certo l’usura di navi e velivoli. La via percorsa dall’Australia risulta complessivamente molto più conveniente sul piano finanziario perché i respingimenti farebbero risparmiare all’Italia i 4/5 miliardi annui spesi per l’accoglienza degli immigrati illegali e determinerebbero la fine dell’emergenza scoraggiando le partenze e consentendo la riduzione delle forze militari e di sicurezza marittima mobilitate”.