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marta perseguitata
Il post su Facebook di Marta

Marta, la ragazza perseguitata dallo stalker a Napoli: ecco perché potrebbe essere tutto falso, i dubbi di Selvaggia Lucarelli sulla vicenda.

Diventata virale la vicenda di Marta, la ragazza napoletana che dice di essere perseguitata da mesi da uno stalker. Di lei si sono occupati i maggiori organi di informazione italiani e il post della ragazza ha ottenuto decine di migliaia di condivisioni. Addirittura Potere al Popolo, movimento politico del quale Marta è militante, ha organizzato una fiaccolata per dimostrarle vicinanza e solidarietà. Ma secondo la blogger Selvaggia Lucarelli troppi sono gli aspetti poco chiari di questa vicenda.

Selvaggia Lucarelli e i dubbi sul racconto di Marta

Scrive la nota blogger su Facebook: “Marta incontra per la prima volta questo ragazzo per strada, il primo maggio. Dice che giorni dopo senza che lei gli abbia mai rivolto la parola lui sa tutto di lei, dal nome dei suoi genitori a quello del suo fidanzato a dove abita a quando ha gli esami. Caspita. Inquietante. La mia domanda è: come fa Marta a sapere che lui sa tutte queste cose? Perché non ce lo spiega!? La insegue per strada parlandole? Perché è improbabile che lei si fermi a fare conversazione. E non dice mai a nessuno per strada “questo ragazzo mi sta importunando?”. O “che cazzo ne sai come si chiamano i miei!? Aiuto!”. Bah. Neanche a dire che lui le SCRIVA tutte queste cose perché… veniamo al secondo punto.

Poi ancora: “Questo ragazzo è un abilissimo investigatore ma non riesce a procurarsi il numero di Marta. Bizzarro. Gli stalker amano molto i cellulari. Non le scrive mai neppure su fb, nonostante Marta affidi il suo sfogo a fb perché “so che mi stai leggendo”. Non esiste traccia scritta dello stalking, solo il racconto di Marta”. Sono davvero molti i dubbi di Selvaggia Lucarelli:” A proposito di abilità, un’altra faccenda molto strana è la denuncia che Marta fa ai carabinieri. Marta stessa, come si può leggere, suggerisce che lui la aspetti SEMPRE IN STRADE SENZA TELECAMERE (cosa ne sa lei di dove sono installate telecamere? Perché lo premette LEI a chi deve indagare?). Inoltre, afferma che lui la aspetti sotto casa dopo le otto quando non c’è il portiere. Guarda caso. E che lui le fa anche delle foto”.

Perché Marta non ha denunciato subito la vicenda ai carabinieri

Selvaggia Lucarelli si chiede ancora: “Perché Marta non fa delle foto a lui col cellulare e non le porta dai carabinieri? Cioè, io ho da tre mesi uno che mi perseguita per strada e non faccio un video o una foto? A tal proposito: dove sta la descrizione del tizio? Ha circa 25 anni. Fine. Non so chi sia. Fine”. Quindi, “siamo ormai a mesi dall’inizio dello stalking (che inizia il primo maggio, vedi il caso, potere al popolo!). Marta a GIUGNO va dai CARABINIERI, dice che lui l’ha afferrata per i polsi, l’ha graffiata, ha preteso un bacio, ma i carabinieri minimizzano, ci ridono su, dicono “serve un referto medico”. Cioè, una subisce un’AGGRESSIONE per strada, nessuno vede? Nessuno sente? Ma soprattutto: non è più solo stalking. È aggressione. Io sarei TERRORIZZATA. Farei il giro di 10 caserme. Lei no. Le dicono che serve un referto e stranamente non va a farselo fare. La chiude li’”.

Il 4 luglio, osserva ancora Selvaggia Lucarelli, “guarda CASO Marta torna dai carabinieri con un referto. Lui l’avrebbe addirittura presa per il collo, buttata contro una macchina, graffiata A SANGUE con delle chiavi. Per strada. Sempre senza testimoni. Il referto parla di una vaga “area iperemica alla base del collo”. Forse un livido. La cosa bizzarra è che nel referto c’è scritto “riferisce molestie ripetute di natura VERBALE fino ad ora”. Ma come? Non era andata dai carabinieri giorni prima dicendo che era stata afferrata, graffiata e baciata?”

I dubbi sull’omertà e i punti non chiari del racconto di Marta

Selvaggia Lucarelli insiste: “Qui inizia la parte più surreale. Non hai più uno stalker. Hai uno che parrebbe volerti ammazzare. Continui a vivere da sola? Familiari e fidanzato ti lasciano lì tranquilla? Ma va bene, facciamo che sia possibile. Pare impossibile però l’ultimo racconto di Marta. Poche sere fa alle 20 va via il portiere e alle 20, 01 lo stalker si attacca al suo citofono. Una persona terrorizzata da mesi cosa fa? Chiama i carabinieri. Chiama il fidanzato. Chiama la vicina di casa. No. Lei si chiude in camera per non sentire. Ma come??? Ha la possibilità di farlo arrestare o comunque di farlo interrogare in caserma e lo lascia li’!? Manco un vicino che lo senta o lo noti intanto? Lui poi addirittura riesce a entrare nel palazzo e le lascia un biglietto sotto la porta. “Ciao Marta, dormiamo insieme?”. Lei lo fotografa e ci fa un post. Non lo porta di corsa ai carabinieri. (una grafologa a cui mi sono rivolta ha visto il biglietto. “È scritto con mano non allenata. Un destrimane che scrive con la sinistra. Lo scritto risulta composto, uno stalker scrive in preda all’adrenalina, in quel biglietto non ve n’è traccia”. Ma magari la grafologa forense si sbaglia.

Infine, “ho visto le interviste video rilasciate da Marta per esempio alla Stampa. ( https://m.youtube.com/watch?v=WbtiNcUJqfA) Cosa vuol dire “urlavo per strada ma si sa , la gente gira la faccia, via social le denunce arrivano?”. Sta dicendo che lei veniva aggredita in presenza di gente che ignorava i suoi “aiuto?”. A Napoli la gente se ne frega se una ragazza che urla per strada? Mi permetto di non crederci. E mi perdonerai Marta, ma questa storia fa acqua da tutte le parti. Spero di sbagliarmi io. In quel caso le chiederò scusa per aver dubitato, di sicuro però chi ha riportato la notizia col megafono e ne ha fatto un’eroina, due domande in più poteva farle. E farsele. Sono tempi difficili e le donne- come non mai- hanno bisogno di testimonial e di storie credibili”.