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Ponte Morandi
(PIERO CRUCIATTI/AFP/Getty Images)

Il crollo di Ponte Morandi ha acceso un dibattito sulla revoca della concessione ad Autostrade e, giuridicamente, ciò sarebbe possibile, ma non senza incontrare alcuni ostacoli formali.

Il disastro accaduto a Genova, quando il 14 agosto Ponte Morandi è crollato improvvisamente, è stato valutato come uno degli incidenti più gravi, a livello infrastrutturale, degli ultimi decenni accaduto in Italia. Moltissimi i morti, altrettanti feriti e si sta scavando ancora sotto le macerie per trovare i corpi di coloro che risultano, tutt’ora, dispersi. A detta di molti il disastro è definibile come “una tragedia annunciata” e, oltre al pegno umano che il crollo del ponte ha comportato, economicamente è la tragedia è da considerarsi anche un enorme onere per le tasche dello Stato. La manutenzione del ponte, come è ovvio, avrebbe avuto un costo di molto inferiore rispetto ai danni da questo provocati, alla rimessa a nuovo dell’area circostante, alla messa in sicurezza delle  abitazioni, ecc… Il Consiglio dei Ministri, per il primo stanziamento, ha iniziato con l’elargizione di 5 miliardi di euro che, però, serviranno a coprire solamente le prime spese. Il Governo, nelle persone autorevoli del vicepresidente Di Maio e nel Ministro dell’Interno Salvini, ha chiaramente minacciato Autostrade per l’Italia di revocare la concessione accordata accusando l’azienda di non aver rispettato le norme di sicurezza e non aver dato adeguata manutenzione a Ponte Morandi. Ma la vera domanda da porsi  è: ‘Questo è davvero possibile?’. La risposta è positiva ma non senza il superamento di determinati cavilli burocratici.

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Ponte Morandi, revoca concessione ad Autostrade: ecco come funziona

Nonostante Autostrade per l’Italia abbia presenziato ad una conferenza stampa indetta a Genova scusandosi, le polemiche in merito al crollo di Ponte Morandi ed all’ipotesi che questo sia stato causato dalla trasandata manutenzione da parte della società italiana non accennano a cessare. Le scuse di Autostrade, arrivate ai cittadini italiani attraverso il Ceo dell’azienda, Giovanni Castellucci, infatti, riguardano la distanza che sino ad ora la società ha mantenuto e alla quale ha voluto porre rimedio istituendo un fondo ed un piano di aiuti per le famiglie delle vittime e per supportare la città di Genova nella ricostruzione. La responsabilità di Autostrade per l’Italia non è stata confermata dall’ad dell’azienda e, nonostante le minacce di revoca della concessione, lo Stato dovrà superare una serie di ostacoli formali se vorrà riuscire nell’intento. Innanzitutto il legame fra lo Stato e Autostrade viene regolato dalla Convenzione Unica stipulata nel 2008, con scadenza 30ennale, gestito tra Anas e Aspi, che si cura nell’articolo 9 dello statuto proprio della possibilità che la concessione possa decadere “se perdura la grave inadempienza da parte del concessionario rispetto agli obblighi previsti”. Nel caso specifico, se Autostrade verrà ritenuta giuridicamente responsabile della cattiva gestione del ponte, la concessione potrà essere revocata dallo Stato senza possibilità di appello da parte dell’azienda autostradale… ma questa è solo teoria.

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Al livello formale, infatti, esistono alcuni ostacoli non indifferenti che consistono nel fatto che, innanzitutto, vi debba essere una preventiva contestazione delle inadempienze le quali, sino ad ora, nonostante vi siano stati dei precedenti non sono mai state portate avanti. La contestazione deve essere collegata a del materiale probatorio che sia incontestabile e che deve essere fornito dalla Struttura di vigilanza sulle concessioni autostradali (Svca). C’è, inoltre, da considerare che per gli episodi di malagestione contestati a processo in precedenza ad Autostrade per l’Italia non vi è stata alcuna condanna ufficiale e, fondamentalmente, senza una condanna sfuma anche la revoca delle concessioni. Lo Stato, nonostante i precedenti e le accuse ad Autostrade, non è mai andato oltre la minaccia di revoca poichè, probabilmente, a livello economico un tale provvedimento potrebbe rendere il finanziamento al settore autostradale meno appetibile agli investitori privati e, di conseguenza, portare al rischio di non riuscire più a reperire nuovi capitali per mantenere adeguatamente le infrastrutture.

Marta Colanera