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(Photo by Marco Secchi/Getty Images)

Falsi prosciutti dop San Daniele, la truffa riguarda il 10% della produzione annuale: sequestrati 270 mila prosciutti per una frode da 27 milioni di euro.

Il prosciutto San Daniele è sotto accusa da parte delle procure di Parma e di Torino. E’ stato emesso un decreto per il sequestro di 270 mila prosciutti che avrebbero portato all’azienda di Parma un giro d’affari di circa 27 milioni di euro. Il sequestro riguarda il 10% circa della produzione annuale di prosciutto dop San Daniele e, secondo le indagini, la frode in atto ha avuto inizio 10 anni fa.

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Prosciutto San Daniele sotto accusa: qual è l’ipotesi di reato per la nota azienda di Parma

Nel mirino della Procure di Parma e di Torino è finita l’azienda San Daniele, produttrice di prosciutti dop, su cui ora gravano diversi capi d’accusa, sia di natura fiscale che ambientale. La truffa è stata ordita ai danni della Comunità europea, dalla quale l’azienda avrebbe ottenuto il contributo per un piano di sviluppo rurale di 400 mila euro e, successivamente, di altri 520 mila euro, se non fosse stata scoperta la frode. Le inchieste parallele, inoltre, hanno accertato che siano stati messi in commercio dall’azienda San Daniele prosciutti ai quali è stata data la denominazione protetta senza che questi rispondessero ai requisiti richiesti per la dop. Il titolo dop, infatti, non ammette la genetica Duroc danese o di alimentare gli animali con scarti di produzione industriale, quali ad esempio pane, pasta e pizza. Sono stati 270 i prosciutti requisiti, circa il 10% della produzione annuale, perché non risultati conformi alla denominazione di origine controllata, come confermato dall’analisi di campioni di sangue e dei prosciutti ad opera degli investigatori.

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Si è arrivati alla scoperta della frode grazie alla testimonianza di circa 190 persone informate sui fatti e ad intercettazioni ambientali e telematiche che hanno consentito di contestare i reati a 62 persone appartenenti alla filiera di controllo, produttiva e sanitaria dell’azienda parmense e di altre 25 imprese collegate alla stessa.

Marta Colanera