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La confessione terrificante di Edoardo Raspelli: "Sono stato violentato quando avevo 14 anni"
(Getty Images)

A 69 anni, dopo 55 anni di silenzio, Edoardo Raspelli, giornalista e critico culinari, racconta il giorno in cui 6 ragazzi lo violentarono in un collegio quando aveva appena 14 anni.

Edoardo Raspelli è conosciuto ai più come critico culinario televisivo, per la sua simpatia e per la carica positiva che trasmette durante i programmi a chi li guarda. In passato Raspelli è stato anche un ottimo giornalista, per oltre 10 anni si è occupato di cronaca nera ed è stato uno dei primi ad occuparsi del caso irrisolto di Simonetta Ferrero, la studentessa di 26 anni uccisa con 33 coltellate, il primo in assoluto a trovarsi nel luogo dell’omicidio del commissario Luigi Calabresi. Ma c’è stato un momento della sua vita in cui è stato la vittima, in cui il protagonista di un fatto di cronaca sarebbe stato lui: alla soglia dei 70 anni il critico svela un retroscena della sua adolescenza, un’aggressione sessuale subita quando aveva appena 14 anni e lo fa perché, giunto a questa età, ha cominciato a fare un punto della sua vita e ha scavato nel suo passato.

Edoardo Raspelli: “Erano in 6, mi hanno bloccato e stuprato”

D’improvviso un ricordo “Terribile” bloccato in fondo al suo subconscio, alla sua memoria, è riaffiorato nitidamente con la violenza con la quale l’episodio di violenza si era verificato 55 anni prima. Raspelli racconta su ‘Cronaca Vera‘ che quell’estate si trovava in collegio, un’occasione per socializzare e divertirsi con i coetanei, e che una sera quell’esperienza si è trasformata in un incubo che ne ha segnato il resto della vita: “Era estate, vacanze in un collegio con altri ragazzi a Chiavari. Quasi un castello in cui ogni studente aveva una stanza. Io ero nella mia. Un pomeriggio mi assalirono in sei mentre io stavo riposando sul letto nella mia camera. In quattro mi bloccarono, gli altri mi tirarono giù i pantaloni. Mi violentarono”.

Di quell’episodio non fece parola con nessuno, nemmeno con il padre e la madre. Inizialmente, forse, perché provava paura e vergogna, ma poi un episodio verificatosi un anno dopo lo ha convinto che era meglio seppellire nella memoria quella violenza. Nell’estate del ’66 danno al cinema ‘Amicizie Particolari‘, un film in cui due ragazzi si innamorano all’interno di un collegio, ma la loro relazione viene bloccata dalle rigide regole dei gesuiti che lo gestivano. Vedere quella situazione gli ha portato alla mente la violenza subita e Raspelli scoppia in lacrime, a quel punto la madre lo guarda e gli dice: “Piuttosto che tu fossi come loro, preferirei che fossi morto”. Parole dure che lo hanno condizionato e fatto stare male: “Io non ero come loro, ma quelle parole le trovai ugualmente terribili. E forse per questo preferii dimenticare tutto”, spiega infatti il giornalista.