CONDIVIDI
(screenshot video)

Un anno senza Niccolò Ciatti, il giovane di Firenze ucciso in Spagna fuori da una discoteca, il ricordo dei familiari e del sindaco.

Un anno fa, la morte in Spagna di Niccolò Ciatti: la tragedia si consumò la sera del 12 agosto fuori da una discoteca di Lloret de Mar. Il ragazzo era originario di Scandicci, alle porte di Firenze, e la sua città ha voluto ricordarlo con una fiaccolata, svoltasi ieri sera. Inoltre, uno striscione con la scritta “Giustizia per Niccolò Ciatti” è stato posto sulla facciata di Palazzo Medici Riccardi, sede della Città Metropolitana di Firenze.

Leggi anche –> Ucciso di fronte alle sue bimbe, era in vacanza in campeggio

Le parole del papà di Niccolò Ciatti

Tra i presenti alle commemorazioni per la morte di Niccolò, suo padre, Luigi Ciatti, che oggi è stato anche ospite, insieme ad altri familiari, della trasmissione di Raiuno ‘La Vita in Diretta’. Il genitore in queste ore ha ricordato: “Chi ha sbagliato deve pagare. Pagheranno penalmente i tre ragazzi ceceni di cui uno soltanto è in carcere, ma due sono liberi e noi siamo sicuri che hanno partecipato attivamente a questa uccisione, ma vogliamo che paghi pure la discoteca, che ha sbagliato e che non ha fatto quello che doveva fare”.

L’uomo ha aggiunto: “A quest’ora stavo viaggiando in macchina per arrivare da Niccolò, sarei arrivato la sera. Avevamo capito durante il viaggio che Niccolò era in condizioni disperate. Ci sembrava impossibile una cosa del genere. Noi avevano lasciato Niccolò tranquillo mentre stava partendo per le vacanze e lo abbiamo ritrovato in un letto di terapia intensiva, in una situazione in cui lui non ha mai ripreso conoscenza”. Chiede giustizia anche la fidanzata di Niccolò Ciatti, Ilaria Inverso.

Il ricordo della fidanzata Ilaria e l’intervento del sindaco Nardella

Queste le sue parole al ‘Corriere della Sera’: “Dopo un anno stento a ricordare molti particolari. Era tutto talmente surreale che non riesco a mettere insieme i pezzi. Stavo dormendo quando ho guardato il telefono, erano le 5 del mattino. Simone, uno degli amici di Niccolò, mi aveva chiamato due volte. L’ho richiamato. Ho capito subito che era grave, che dovevo andare là. Ero frastornata; ricordo di aver passato il telefono a mia mamma. Del viaggio non ricordo più nulla, gli unici momenti chiari sono quelli in cui ero con lui e gli tenevo la mano”.

Il desiderio di giustizia accomuna la città di Firenze, come spiega bene il sindaco Dario Nardella: “Chiediamo a tutti di non abbassare l’attenzione, di tenere alta la guardia. È fondamentale fare pressione, vorrei dire anche psicologica, anche sull’opinione pubblica spagnola, perché è in Spagna che il processo si terrà”. Il primo cittadino ha poi ricordato: “La settimana scorsa ho avuto occasione di parlare direttamente col ministro Bonafede della tragedia di Niccolò e gli ho chiesto una mano perché è necessario che le istituzioni nazionali siano vicine a noi. Il ministro ha dimostrato grande attenzione, grande sensibilità, che mi auguro si possano tradurre in un impegno attivo e concreto”.