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(Photo by Andreas Rentz/Getty Images)

È stato già ampiamente dimostrato che la luce blu emanata dagli smartphone disturbi il sonno ma alcuni ricercatori universitari hanno dimostrato che questa può anche portare alla perdita della vista.

Le ricerche avevano già messo sotto accusa la luce blu emanata dagli smartphone e dagli altri dispositivi elettronici per il disturbo che questa creerebbe al sonno. La luce fredda, infatti, tende a mantenere il soggetto vigile disturbando il ciclo del sonno che, con l’arrivo della notte, prevede una graduale perdita della concentrazione fino al totale abbandono fra le braccia di Morfeo. Dopo la scoperta i ricercatori ed i medici sono, quindi, convenuti sul fatto che sia necessario lasciare lo smartphone, ed ogni altro dispositivo elettronico similare, almeno un’ora prima di coricarsi in modo tale da non interferire con l’azione della melatonina, ormone che ha la specifica funzione di regolare il sonno. La luce blu degli smartphone, però, secondo le nuove scoperte fatte dai ricercatori dell’Università di Toledo sarebbe responsabile di conseguenze molto più gravi, ossia della perdita della vista.

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La luce blu emanata dagli smartphone può portare alla perdita della vista: “Peggio del cancro”

La luce blu emanata dagli smartphone può portare alla cecità secondo il gruppo di ricercatori che ha condotto delle indagini approfondite sul tema presso l’Università di Toledo. Dati certi questi e che sono stati avvalorati da report diffusi nell’intera comunità scientifica mondiale. Il rischio di cecità è stato, sino ad ora, associato al tabagismo, all’abuso di sostanze psicotrope o all’esposizione a sostanze radioattive ma mai si sarebbe potuto pensare che uno strumento comune come uno smartphone avrebbe potuto portare ad esporsi ad un pericolo tale. L’esposizione prolungata alla luce blu del cellulare, quindi, può portare alla cecità permanente perchè, secondo il team di ricercatori di Toledo, questa distruggerebbe le cellule rendendole anche incapaci di rigenerarsi successivamente. Le potenzialità negative della luce blu, inoltre, risulterebbero potenziate nel caso in cui il possessore dello smartphone lo guardasse al buio. Il motivo di tale aumento del rischio è da riferirsi al fatto che lo sforzo dell’occhio per mettere a fuoco lo schermo illuminato porterebbe la visione periferica a sfocarsi, aumentando automaticamente le possibilità di degenerazione maculare.

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La tossicità generata dalla retina quando assorbe la luce blu è universale. Può uccidere qualsiasi tipo di cellula”, afferma il professor Ajith Karunarathne del Dipartimento di Chimica e Biochimica dell’Università di Toledo. Il ricercatore, infatti, specifica che la vista può essere persa definitivamente a causa della luce blu solo nei casi più estremi ma le soluzioni per evitare che ciò accada esistono e si traducono, fondamentalmente, in piccole ed importanti accortezze. Il team ha riferito nello specifico che la cornea del soggetto che si trova a guardare la luce blu traduce i riflessi di questa come assorbiti in molecole tossiche che uccidono le cellule dei fotorecettori in modo irreparabile e, dati i presupposti, sono state studiate anche degli ‘escamotage’. Esite già la possibilità di utilizzare alcune applicazioni o funzioni che attivano automaticamente dei filtri per la luce blu, già ideati dopo la scoperta che questa fosse causa di disturbo per il ciclo del sonno, oppure esistono delle apposite lenti predisposte all’uso intensivo di apparecchi elettronici come lo smartphone. Le ricerche, invece, stanno apportando migliorie in tal senso attraverso lo studio di una molecola chiamata alfa-tocoferolo che impedisce alle cellule sottoposte a luce blu di morire ma, al momento, lo studio è ancora in fase di sperimentazione.

Marta Colanera