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Gaia, uccisa dalla medusa, la mamma furiosa e disperata: "Potevate salvarla..."
(Websource)

La morte della piccola Gaia, bambina uccisa da un morso di medusa nelle Filippine, tormenta la madre che si scaglia contro gli operatori turistici, rei di non averli informati del pericolo.

Un’idea tormenta la madre di Gaia Trimarchi, la bambina morta a causa di un morso di medusa nelle Filippine. La donna, infatti, è convinta che la figlia potesse essere salvata qualora i soccorsi fossero stati più veloci o avessero avuto un kit di pronto soccorso sulla barca, ma sopratutto è furiosa contro gli operatori turistici che non li hanno avvisati della presenza nelle acque della zona delle cubo meduse, le più letali del pianeta.

Intervista dall’emittente ‘Abs Cbn‘ la donna infatti attacca gli operatori turistici dicendo: “Non siamo della zona, siamo turisti. Come avremmo potuto sapere che c’era qualcosa di mortale in quelle acque?”, un’informazione di importanza estrema, soprattutto se appena una settimana prima un bambino di sei anni era morto nello stesso modo in cui è morta la piccola Gaia. Ma la donna attacca anche gli operatori sanitari, dicendo che ogni barca dovrebbe avere un kit di primo soccorso in dotazione e che i tempi di attesa sono troppo lunghi: “Spero che siano più attenti a queste cose, che ne parlino alla gente o che sappiano che questo posto è pericoloso. Dovrebbero mettere kit di primo soccorso in ogni barca”.

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Gaia, uccisa dalla medusa, la mamma: “E’ morta tra le mie braccia”

Nel corso dell’intervista la donna torna a quei terribili momenti, quelli dopo l’urlo straziante di dolore lanciato dalla piccola Gaia dopo la puntura della medusa: “Ho visto la gamba di Gaia diventare viola” – ricorda afflitta – ‘Mamma, cosa mi sta succedendo?’, mi ha chiesto. E poi mi ha detto: ‘Mamma, per favore non portarmi più al mare. Questa è l’ultima volta'”. Una promessa che avrebbe mantenuto volentieri, ma che non l’è stato possibile ottemperare a causa del successivo decesso: “Mia figlia è morta tra le mie braccia. Non vogliamo che questo accada a un altro bambino, a un altro genitore. Spero che serva da lezione”.

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