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(Screenshot)

Alessandro Sandrini, italiano scomparso in Turchia nel 2016, è apparso in un video dove ha raccontato del suo rapimento da parte dell’Isis riferendo che verrà presto giustiziato.

Di Alessandro Sandrini, italiano di origine bresciana, si erano perse le tracce nel 2016 quando scomparve in Turchia fino a che l’Isis ne ha rivendicato il rapimento con un filmato. Alessandro è apparso, rassegnato e sofferente, in un video pubblicato dai militanti dell’Isis su Twitter ed è stato il Site, sito americano che si occupa di setacciare il web alla ricerca dei video postati dai Jihadisti, a dare la notizia. Sandrini appare in tuta arancione che lancia un messaggio disperato: “Mi danno la possibilità di comunicare per l’ultima volta con l’Italia, chiedo all’Italia di aiutarmi, di chiudere questa situazione in tempi rapidi. È due anni che sono in carcere e non ce la faccio più, sono stanco dentro”. L’appello viene fatto sotto coercizione, come si vede anche dai militanti che appaiono alle spalle del prigioniero italiano.

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Alessandro Sandrini è stato rapito e sarà ucciso “se la cosa non si risolve”: cosa vuole l’Isis

La direttrice del Site, Rita Katz, ha riferito che il rapimento vedrebbe coinvolti due ostaggi: “Due ostaggi, un italiano e un giapponese, compaiono in due video dalla Siria. Uno mostra l’ostaggio italiano davanti a due uomini armati col volto coperto. L’altro mostra un giapponese che indossa una tuta davanti a uomini armati“. Il secondo uomo di origine giapponese è stato identificato nel giornalista Jumpei Yasuda che avrebbe fatto un suo appello in un secondo video.

Dopo il filmato, il video di cui si era saputa l’esistenza l’11 luglio scorso è finito nel fascicolo di inchiesta della Procura di Roma ma, come afferma Rita Katz, “non è chiaro quale gruppo sia dietro l’operazione”. La metodologia usata, sia per quanto riguarda il vestiario dei prigionieri che le modalità con cui il video è stato girato, riportano all’Isis ma il gruppo terroristico non ha ancora confermato il suo coinvolgimento nel rapimento e soprattutto “i sequestratori sembrano volere un riscatto”, afferma la direttrice Katz. Eppure le parole in lingua italiana di Alessandro Sandrini non è detto nè che rispecchino le idee dei sequestratori nè che siano state da questi realmente capite o indirizzate. La richiesta di riscatto fatta dall’ostaggio, infatti, non specifica quale sia il prezzo che l’organizzazione terroristica ha dato, in questo caso, alla vita umana: “Hanno detto chiaramente che sono stufi che mi uccideranno se la cosa non si risolve in tempi brevi. Io vi chiedo di aiutarmi, non vedo futuro e non so cosa pensare in questa situazione. Chiedo alle istituzioni di risolvere questa situazione”, afferma Alessandro Sandrini.

Marta Colanera