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Calenzano, bimba abusata dal prete allontanata con i fratelli dalla famiglia.
Allontanata dalla sua famiglia la bimba di 10 anni di Calenzano abusa sessualmente da don Paolo Glaentzer, prete settantenne amico di famiglia.

Bimba abusata dal prete, ora sarà lontana dalla sua famiglia

Era stata abusata sessualmente dal sacerdote settantenne don Paolo Glaentzer, amico da vent’anni della sua famiglia, parroco di San Rufignano a Sommaia. Per questo la bambina di dieci anni di Calenzano vittima di tali abusi è stata allontanata dai propri familiari. Anche i suoi due fratelli sono stati allontanati insieme a lei. Sono stati i servizi sociali del Comune con il coordinamento della Procura per i minori di Firenze ad aver preso d’urgenza tale decisione sulla base dell’articolo 403 del codice civile che consente a una pubblica autorità di intervenire a tutela dei minori quando si configura una situazione di pericolo.
I bambini, in seguito alle visite mediche, sono stati portati in una comunità protetta. Gli inquirenti della Procura di Prato ascolteranno ora la bambina. Don Paolo è stato arrestato in flagrante e venerdì il gip del tribunale di Prato ha convalidato il suo arresto accusandolo di violenza sessuale aggravata su una minore. Il prete ha confessato di aver abusato almeno altre tre volte della bambina convinto che avesse 15 anni. Ora don Paolo dovrà scontare gli arresti domiciliari nella propria abitazione di Bagni di Lucca, a Fabbriche di Casabasciana.

Le prime tappe della vicenda

Era stata la Corte d’Appello di Firenze ad aver deciso nel 2016 che i tre bambini di Calenzano potevano ritornare a vivere con i genitori. Solo tre anni prima i bimbi erano stati mandati in una comunità. E per questo i genitori avevano presentato ricorso spiegando che tutto era partito da difficoltà economiche che li aveva portati nelle mani di alcuni strozzini. A detta loro, dal 2011 la loro condizione era notevolmente migliorata proprio grazie agli aiuti della parrocchia di Calenzano e della Caritas, oltre che di amici e parenti.
Sulla base della consulenza psichiatrica nel 2016, la sezione minori della Corte d’Appello aveva allora accolto il ricorso dei familiari.
I giudici avevano allora sottolineato l’orientamento della Corte europea dei diritti dell’uomo sulla salvaguardia della famiglia di origine nell’interesse dei figli laddove non vi siano ragioni ostative gravi ed erano arrivati quindi a tale conclusione, ovvero che “non vi sono ragioni gravi e attuali per allontanare i tre bambini dai genitori. Tanto più che oltre ai familiari ci sono anche Caritas e parrocchia che sono collaborativi e attenti ai bisogni del nucleo familiare come rilevato dal consulente”.  Ai servizi sociali rimaneva quindi il compito di monitorare il nucleo familiare per verificare la situazione dei bambini, mentre i genitori avrebbero dovuto seguire un percorso di sostegno psicologico.
E’ a gennaio di quest’anno che  Procura per i minori, sulla base delle ultime relazioni dei servizi sociali, apre un nuovo fascicolo chiedendo nuovamente l’allontanamento dei bambini, spiegando che il padre dei bimbi non collabora, che ha un comportamento aggressivo e prevaricatore, che racconta bugie mentre la moglie non sembra essere in grado di tutelare i bambini. Ad aprile il tribunale emette un’ordinanza provvisoria nella quale dà mandato ai servizi sociali di intraprendere una serie di interventi anche di supporto psicologico. Si aspettano ora le nuove decisioni del tribunale per i minori dopo gli ultimi avvenimenti.
BC