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(Websource)

Il marchio Melegatti, con il suo storico pandoro veronese, scomparirà perchè dopo il fallimento dello scorso maggio nessuno ha rilevato la società all’asta.

Il marchio Melegatti, storico marchio del pandoro veronese che si è trovato sotto gli alberi natalizi di tutta Italia negli ultimi 124 anni, morirà probabilmente assieme alla sua azienda. Il gruppo, infatti, è stato messo all’asta dopo aver dichiarato fallimento ma l’asta per rilevare l’azienda è andata deserta. Alle 12 del 27 luglio si è conclusa la possibilità di presentare proposte per l’asta ma queste, purtroppo, non sono mai arrivate. La decisione definitiva, dopo il fallimento dell’asta, torna quindi di nuovo nelle mani del Tribunale.

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Il Tribunale indirà un’altra asta per il marchio Melegatti o avvierà la procedura di liquidazione

L’azienda dolciaria, che si è occupata di tutte quelle leccornie che a Natale danno felicità sia a grandi che a bambini, è specializzata nella produzione del pandoro, ideato dal suo stesso fondatore, Domenico Melegatti. Storicamente documentato il racconto secondo cui il Ministero dell’Agricoltura e Commercio del Regno d’Italia diede il brevetto per la produzione del pandoro a Domenico Melegatti il 14 ottobre 1894 e contribuire alla fine di quest’azienda centenaria non sarà, certamente, un compito semplice neanche per i legislatori.

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Il Tribinale dovrà, quindi, decretare nuovamente sulle sorti del marchio veronese, storico e quasi leggendario, ma Melegatti più che essere rimesso di nuovo all’asta probabilmente inizierà l’iter di procedura fallimentare. Melegatti, con estrema probabilità, subirà la verifica dello stato passivo ed un programma di liquidazione che la porterà a scomparire dopo la sua centenaria ed immancabile presenza sulle tavole italiane. Lo stabilimento di San Giovanni Lupatoto aveva già visto una drastica riduzione del personale, solo 11 lavoratori sui 50 che prima erano dipendenti fissi dell’azienda, ma con la liquidazione societaria che, ormai, appare come un dato di fatto gli operai dello storico marchio saranno avviati alla cassa integrazione.

Marta Colanera