CONDIVIDI
(Websource)

Il Comune di Vittoria è stato sciolto per mafia dal Consiglio dei Ministri.

Si è appena conclusa la riunione del Consiglio dei Ministri, convocata su richiesta del Ministro dell’Interno Salvini, che ha decretato lo scioglimento del Comune di Vittoria per mafia. La Commissione, presieduta dal viceprefetto Concetta Caruso assieme ad altri sei membri, ha richiesto lo scioglimento dopo 6 mesi di indagini a carico dell’amministrazione del Comune ragusano. Il sindaco Giovanni Moscato, appartenente al centrodestra, è decaduto automaticamente dalla sua carica come i grillini, che hanno già organizzato una fiaccolata per questa sera, si erano augurati. Il Primo cittadino, indagato per corruzione elettorale durante l’operazione Exit Poll si era difeso dichiarando “di aver agito sempre nel pieno rispetto della legalità e dei cittadini”. Eppure nonostante “la serenità” espressa dal sindaco con la stessa accusa sono già finiti in manette altri 6 membri dell’amministrazione comunale (tra cui l’ex sindaco Giuseppe Nicosia e suo fratello) ed il Primo cittadino stesso ha visto la sua carica decadere nel giro di qualche ora. Al sindaco Moscato viene, nello specifico, contestata la proroga del servizio di raccolta di rifiuti fatta ad una società collusa con la mafia ma il Primo cittadino si è difeso dichiarando di aver indetto un bando pubblico per sostituire la Tekra non appena gli sia stato possibile, circa 3 mesi dopo il suo insediamento, per non creare un’interruzione del servizio.

Leggi anche —> Salvini, la riforma fiscale e il taglio delle tasse: “Andremo contro i numeri UE”

Il Comune di Vittoria è stato sciolto ed il Primo cittadino Giovanni Moscato deposto

L’indagine a carico del Primo cittadino Giovanni Moscato ha portato alla luce un presunto voto di scambio politico-mafioso che ha costretto il Consiglio dei Ministri a sciogliere il Comune di Vittoria per mafia. L’atto illecito sarebbe avvenuto durante le elezioni amministrative svoltesi nel giugno 2016 e avrebbe visto indagati l’allora sindaco Giuseppe Nicosia, suo fratello Fabio, Raffaele Giunta, Venerando Lauretta, Giombattista Puccio e Raffaele Di Pietro. Delegata dalla Procura, la Direzione distrettuale antimafia di Catania ha concluso le indagini sull’inchiesta Exit poll il 16 giugno 2018.

Leggi anche —> Beppe Grillo: “La democrazia è superata, il Parlamento va eletto a sorte”

Le indagini avevano già portato all’arresto di Giuseppe e Fabio Nicosia il 21 settembre 2017, provvedimento successivamente annullato dal Tribunale del Riesame ma, dopo la chiusura delle indagini l’intero impianto accusatorio è stato rivalutato e ci sono stati dei cambiamenti nelle ipotesi di reato imputate agli uomini. L’ipotesi di reato di scambio elettorale politico-mafioso, infatti, non è stata confermata per Giuseppe Nicosia (che rimane accusato di corruzione elettorale) e Raffaele Giunta mentre le prove per il reato 416-ter riporterebbero chiaramente a Fabio Nicosia, Giambattista Puccio e Raffaele Di Pietro.

Marta Colanera