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Sergio Marchionne (Getty Images)

Sergio Marchionne, amministratore delegato nell’azienda degli Agnelli, è stato sostituito dalla Fca per le sue gravi condizioni di salute ma ecco chi è davvero il visionario che salvò la Fiat 14 anni fa.

Sergio Marchionne è stato sostituito nel ruolo di amministratore delegato, dopo 14 anni in cui si è dedicato a rendere la Fiat la grande azienda che è oggi, a causa delle sue condizioni di salute che sembrerebbe siano gravissime. Il manager che effettuò grandi cambiamenti nell’azienda Agnelli e che si recava negli stabilimenti di Mirafiori anche durante il week end, almeno sino a crisi passata, non si è di certo risparmiato quanto a dedizione sul lavoro: “Il carisma non è tutto. Come la bellezza nelle donne: alla lunga non basta”, disse infatti Sergio Marchionne per ribadire che senza un reale sforzo le cose non possono di certo cambiare. Durante il momento di crisi più forte per il gruppo di Fiat, Marchionne assunse il ruolo di Chief Officer Executive, ossia di amministratore delegato, e si ritrovò di fonte alla stampa in giacca e cravatta assieme ai vertici del gruppo Fiat: “Fiat ce la farà. Il concetto di squadra è la base su cui creerò la nuova organizzazione, prometto che lavorerò duro, senza polemiche e interessi politici”, disse e lo fece davvero.

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La rivoluzione, guidata da Marchionne, che riportò i conti della Fiat in attivo

Sergio Marchionne attraverso la stampa fece delle promesse chiare ai dirigenti, agli operai, all’opinione pubblica ed agli investitori e lavorò senza sosta per riuscire a mantenerle. ”Mi ricordo i primi 60 giorni dopo che ero arrivato qui, nel 2004: giravo tutti gli stabilimenti e poi, quando tornavo a Torino, il sabato e la domenica andavo a Mirafiori, senza nessuno, per vedere le docce, gli spogliatoi, la mensa, i cessi. Ho cambiato tutto: come faccio a chiedere un prodotto di qualità agli operai e farli vivere in uno stabilimento così degradato?”, raccontò nel 2011 il Ceo di Fiat dimostrando come l’era Marchionne avesse segnato il vero cambiamento rivoluzionario che serviva al gruppo. Quando inizio a gestire le redini del gruppo Fiat, infatti, l’amministratore delegato si trovò di fronte ad un’azienda che perdeva più di due milioni di euro al giorno ed era sull’orlo del fallimento. Nel settore economico si stava sempre più affermando, inoltre, la convinzione che anche il debito contratto con le banche creditrici avrebbe ben presto affossato il colosso automobilistico ma quest’uomo così “poco carismatico”, come venne definito dalla stampa, lavorò duramente per far sì che ciò non si verificasse.

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Il nuovo Ceo si concentrò su tre elementi cardine per effettuare un serio cambio di rotta: la rinuncia per il gruppo Fiat all’esercizio della put option a General Motors che portò alle casse del gruppo 1,55 miliardi, il convertendo siglato con i maggiori istituti di credito che diede respiro all’azienda ed il swap Ifil Exor che consentì agli Agnelli di mantenere il controllo della società torinese. Dopo la messa in atto di questi tre principi fondamentali si registrò una ripresa sorprendente in termini di bilancio per la Fiat che potè consentire al gruppo di acquisire l’americana Chrysler. Dopotutto Marchionne aveva già profetizzato l’affare asserendo che per resistere ai competitor l’unica reale soluzione per il gruppo sarebbe stata quella di ampliarsi notevolmente: “Solo quei gruppi che riusciranno a fabbricare 6 milioni di automobili l’anno saranno in grado di resistere nel futuro”. Con delle tempistiche certamente dilatate ma il sesto gruppo automobilistico del mondo stava già nascendo grazie al visionario Sergio Marchionne.

Marta Colanera