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Nadia Toffa: tre condanne dopo la sua inchiesta sulle farmacie
(Screenshot Video)

Dopo il servizio inchiesta di Nadia Toffa sul “Caso Ricette” andato in onda a ‘Le Iene’ la procura di Alessandria ha emesso una sentenza di condanna per due farmaciste ed una dottoressa.

Il servizio d’inchiesta condotto da Nadia Toffa per ‘Le Iene‘ sul “Caso Ricette” ha portato alla condanna di tre delle persone coinvolte nello scandalo. Gli imputati erano stati accusati di truffa ai danni dell’Asl per aver gonfiato le ricette dei pazienti che si presentavano alla farmacia dell’ospedale di Novi. Il tribunale ha ritenuto colpevoli della truffa la titolare della farmacia Pier Francesca Lavezzaro (69 anni) condannandola a dieci mesi e diciannove giorni di carcere, la figlia Valentina Francesca Bona (39 anni), condannata ad un anno e cinque mesi, e la dottoressa Nicoletta Zanni, un anno sette mesi e sei giorni. Assolti gli altri medici coinvolti nel processo, mentre l’Asl che si era costituita parte civile, si era accordata con le farmaciste e la dottoressa per un indennizzo di 40 mila euro.

Nadia Toffa il servizio sulle ricette gonfiate che ha portato a tre condanne

Il caso delle ricette gonfiate era venuto a galla quando un anonimo informatore aveva avvisato ‘Le Iene’ di quanto erano solite fare le farmaciste a Novi. I giornalisti di Mediaset avevano quindi infiltrato uno studente che fingeva di voler fare pratica all’interno della Farmacia e grazie alla sua presenza sono state trovate prove sufficienti per accertare l’illecito. Così un giorno Nadia Toffa si è presentata alla farmacia ed ha fatto presente alla titolare ed alla figlia che era in possesso di informazioni incriminanti e che sarebbe andata dai Nas a consegnarle.

L’inviata de ‘Le Iene’ ha mantenuto la parola ed ha consegnato il materiale in suo possesso ai Carabinieri che si sono occupati di indagare a fondo e ricostruire la vicenda: dalle indagini è emerso che i pazienti ritiravano i medicinali richiesti senza ricetta, che le farmaciste le compilavano successivamente gonfiando in numero di medicinali dati ai clienti e poi le facevano firmare ai medici di base per farsi mandate all’Asl per ottenere il rimborso previsto dal Sistema Sanitario Nazionale. Al guadagno sulle confezioni invendute si aggiungeva quello dello sconto non applicato alle confezioni.

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