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Sandro Piccinini con la squadra di Sport Mediaset ai Mondiali 2018 – FOTO: Twitter @RealPiccinini

C’è un addio in casa Sport Mediaset subito dopo la fine dei Mondiali: a lasciare è Sandro Piccinini, apprezzatissimo telecronista di calcio.

Sandro Piccinini, uno dei volti più amati della redazione sportiva di Mediaset, ha annunciato il divorzio dall’azienda. “Dopo 30 anni di una splendida carriera vissuta interamente a Cologno Monzese, è giunto il momento di cambiare. Chiudo con il commento della finale dei Mondiali di Russia 2018, e non poteva esserci modo più bello. È una splendida ciliegina sulla torta per colmare una lacuna che mi mancava ed al tempo stesso per porre fine a questa meravigliosa favola”, ha affermato il 60enne romano. Piccinini spiega, senza andare nel dettaglio, i motivi della sua scelta. “Per ragioni sia private che professionali, non ci sono più le condizioni per andare avanti con quello che facevo a Mediaset. Ora attenderò una proposta capace di suscitare nuovi stimoli, ma tra un anno. Per i prossimi 12 mesi starò fermo e ho già in programma di viaggiare molto, esclusivamente per piacere”.

Sandro Piccinini: “Il telecronista non deve essere protagonista”

Piccinini parla anche di come ha sempre cercato di svolgere al meglio il proprio lavoro: “Sono sempre stato dell’idea che chi si trova a svolgere il ruolo di telecronista non debba essere il protagonista, ma deve restare distaccato pur dovendo riuscire a coinvolgere. Ma mai sovrapporsi all’evento raccontato per cercare di diventare come i giocatori. Sono loro i veri fenomeni. Anche per questo quindi bisogna dare la giusta enfasi agli eventi senza ragionare. A volte quando guardo delle partite in tv lo faccio senza audio proprio per questo, lo confesso. Poi io ho sempre assunto un comportamento professionale proprio al pari di un atleta prima del mio lavoro: quindi pranzo leggero e riposino. Bisogna arrivare lucidi e senza stanchezza. Personalmente sono un perfezionista, se mi capita di sbagliare un nome poi sono capace di non dormirci la notte. Gli errori mi restano in testa per carattere”.

Fonti di ispirazioni ed un sogno per il futuro

E qual è il più eclatante commesso da Piccinini?: “Ricordo un ‘non gol’ di Christian Vieri in un vecchio Juventus-Borussia Dortmund. ‘Bobo’ però colpì solo l’esterno della rete, ma io urlai alla rete, fu un bel granchio da parte mia. Una gara che mi sarebbe piaciuto commentare è Argentina-Inghilterra, finale dei Mondiali 1986, con quei due gol di Maradona. Uno di mano, il più controverso della storia del calcio, seguito da quello pazzesco in cui dribblò lo stadio intero. E che giustamente viene ricordata come la realizzazione più bella di tutti i tempi. I miei idoli? Soprattutto Enrico Ameri, ma anche Bruno Pizzul, Nando Martellini e Sandro Ciotti. Da ognuno ho preso il modo di usare enfasi, vocaboli”. Sui Mondiali appena concluso: “Il livello tecnicamente non è stato indimenticabile. Gli stadi erano molto belli e non ho mai lavorato così bene. Ora lascio Mediaset dopo 17 finali di Champions League ed una Coppa del Mondo, ma sogno di commentare un Mondiale con l’Italia, magari già tra 4 anni in Qatar”.