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Riforma Pensioni, ecco quali saranno tagliate e come funziona
(Getty Images)

Dopo l’esultanza per il taglio dei vitalizi, Di Maio torna al lavoro per portare a termine anche il taglio delle “Pensioni d’oro” con annesso ricalcolo del sistema previdenziale.

Il governo procede spedito verso la realizzazione dei punti prefissi nel contratto con la Lega, dopo il taglio dei vitalizi Di Maio è intenzionato a tagliare anche le pensioni più remunerative in favore di quelle più povere. Inizialmente si era parlato di tagliare quelle pensioni che arrivavano a 5000 euro al mese, ma il ricavato di questa manovra sarebbe stato troppo esiguo ed il ministro del Lavoro ha pensato allora di coinvolgere nel taglio anche quelle pensioni che superano i 4000 euro. Il leader pentastellato è motivato a concludere la riforma prima dell’arrivo della pausa estiva, ma questo intento potrebbe non essere soddisfatto visto che il cambio avverrà attraverso un disegno di legge e non attraverso un decreto, il che comporta anche una presentazione alle camere ed una doppia votazione.

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Riforma pensioni: ecco come funziona

L’intenzione è quella di tagliare di un 10-12% le pensioni che superano, anche in modo cumulativo, i 4000 euro al mese. Gli interessati al taglio sarebbero quei pensionati che ricevono un simile assegno senza aver versato i contributi necessari ad ottenere tale cifra, il che comporta un ricalcolo del sistema contributivo (processo tentato da Tito Boeri qualche tempo fa durante il governo Renzi). Se la legge considererà anche gli assegni di reversibilità, la platea interessata sarebbe di circa 100 mila persone per un guadagno lordo di 1 miliardo di euro, che al netto del minore gettito di contributi scenderebbe tra i 450 ed i 600 milioni di euro.

Il taglio nelle intenzioni del governo sarebbe utile a rimpolpare gli assegni pensionistici base, quelli che senza alcuna maggiorazione arrivano appena ai 440 euro mensili. Considerando che il numero dei pensionati che percepisce una pensione minima è di circa 800 mila persone e che nelle intenzioni gli assegni dovrebbero arrivare a 780 euro mensili, l’operazione avrebbe un costo di 4 miliardi, dunque il taglio non sarebbe sufficiente a coprire l’aumento. Le soluzioni a questo punto sarebbero due: cercare altri fondi per finanziare la riforma oppure calcolare un aumento più esiguo. La prima soluzione è lunga e più complessa, quindi e probabile che si pensi ad un ricalcolo dell’aumento delle pensioni base se si vuole approvare il disegno di legge sulla riforma prima della pausa estiva.

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