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Thailandia
(Linh Pham/Getty Images)

Dopo lo spavento, l’attesa e il salvataggio, ora arriva la beffa. L’allenatore dei ragazzini intrappolati nella grotta rischia il processo

Prima lo spavento, poi la paura per giorni di non riuscire a salvare i ragazzi intrappolati nella grotta di Tham Luang. Infine il salvataggio tra domenica e lunedì con tutti in buone condizioni e che resteranno in quarantena almeno una settimana solo per accertamenti. Globuli bianchi più alti nella norma, una media di 2 chili a testa persi ma condizioni fisiche e psicologiche salde nonostante i 18 giorni nella grotta. Merito anche del loro allenatore Ekkapol Chanthawong, chiamato dai ragazzi “Coach Aek”. L’uomo attraverso alcuni esercizi di meditazione è riuscito a tenere compatta la squadra e dare lucidità a tutti i suoi giocatori. Ora però nonostante la fatica, lo sforzo e il sacrificio rischia il carcere e andrà incontro probabilmente ad un processo. Coach Aek non aveva il permesso per portare la sua squadra all’interno della grotta.

Tutti contro Coach Aek “Irresponsabile”

In realtà subito dopo il salvataggio, il processo attraverso i social network era già avvenuto. Anzi era iniziato prima con tantissimi utenti pronti a travolgere di critiche Coach Aek perché ritenuto responsabile di una possibile tragedia. L’uomo li ha protetti e aiutati per tutto il tempo e si è assicurato che fossero prima usciti tutti dalla grotta. Si è sacrificato e ha scelto di aspettare e di essere l’ultimo ad essere soccorso per salvare prima i suoi “Cinghiali”. Anche la zia ha confermato che l’uomo ha aiutato i ragazzi infondendo tranquillità e serenità grazie ad esercizi e tecniche imparate in un monastero buddista. Durante le settimane trascorse nella grotta, Coach Aek ha insegnato tutto ciò che sapeva ai propri ragazzi per tenerli tranquillità e cercare un loro equilibrio. I soccorritori lo hanno trovato debilitato perché spesso ha rinunciato alla sua porzione di cibo. Il suo avvocato crede si risolverà tutto ed esclude un processo perché “la legge tiene conto dell’intenzionalità, che in questo caso non c’è: quando sono entrati nella grotta ancora non pioveva”.